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Ivan Groznyy è soltanto la prima parte di un’ipotetica trilogia che Eisenstein progettò per celebrare i fasti di uno Zar che per primo seppe unire tutta la galassia russa. La seconda parte dal titolo “La congiura dei boiardi” fu completata nel 1958 e mai distribuita, a causa della censura posta sull’opera dal PCUS di allora. La terza parte purtroppo non fu mai girata, ne esistono soltanto due spezzoni ritrovati recentemente negli archivi di qualche oscuro ufficio moscovita. Il film narra la vita dello Zar Ivan (1547 – 1584): la travagliata vita di corte, la congiura dei boiardi a lui ostili, l’esilio volontario in convento, il ritorno trionfale a Mosca, le guerre conquistatrici e pacificatrici. Uno sguardo che abbraccia mezzo secolo di storia in cui la Russia trovò la consapevolezza di un’unità a portata di mano. Il Maestro indugia sulla dignità, sulla fierezza, sul carattere semi-divino di Ivan. Nel farlo crea un’opera magistrale, in cui profondità prospettica, sensibilità estetica e gusto per l’indagine psicologica raggiungono vette di aulico lirismo.

Molte cose in questo film sembrano raccontate sopra un palcoscenico, soltanto che il sipario è sostituito dall’ombra. Le persone appaiono come a teatro, si trovano una accanto all’altra nei dialoghi e guardano lo spettatore come da un ipotetico palco, ad esempio nelle frequenti scene di sussurri. Questa impressione teatrale è rafforzata dalle scene in cui i messaggeri in arrivo segnalano eventi esterni annunciandoli all’ipotetico uditorio. Tranne per alcune scene, il film è ambientato tra le mura del Cremlino. L’architettura riflette l’atmosfera minacciosa che aleggia in ogni dialogo. Ci sono corridoi e sale cavernosi, illuminati da candele e torce, le aperture delle porte sono così basse che occorre chinarsi. Ogni struttura del film è subordinata al suo messaggio. Nessuna figura è semplicemente una persona, ma ognuna ha una funzione, è il rappresentante di una classe o di un’idea. I Boiardi sono una massa uniforme, vestita allo stesso modo, con le stesse barbe. Solo il loro portavoce, la zia di Ivan Evrosinja (Serafima Birman) si distingue dalla massa come intrigante e oscura tessitrice di trame. Il suo unico obiettivo è sostituire Ivan con il debole figlio Vladimir (Pavel Kodochnikov) sul trono dello zar. Questo Vladimir è l’unico che si frappone a tutti gli intrighi e le lotte, è in sostanza la pura controparte di Ivan, che al contrario subordina tutta la sua vita al suo immane obiettivo.

In conclusione un film teatrale in ogni suo aspetto che tuttavia utilizza il mezzo espressivo del Cinema per travalicare l’angusta sede del palcoscenico e creare un compendio universale che potesse riflettere la grandiose gesta di Ivan e la sua epopea centrale nella storia russa. Solo un regista geniale come Eisenstein poteva riuscire a portare a termine un compito così gravoso, e il risultato è un tesoro inestimabile della Settima Arte: una gioia per gli occhi e la mente.

Titolo originale: Ivan Groznyy

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