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Recensione a cura di

Scheda Film

Hirschbiegel affronta la nemesi di ogni tedesco, il veto silenzioso che aleggia sulle menti, il non pronunciabile. Nell’accostarsi a Hitler, da tedesco, lo inquadra nell’epilogo bruciante della sua parabola politica. Gli ultimi dieci giorni del fuhrer divengono metafora di fallimento ma anche di nuova forza spirituale nell’abbandono. Nell’aprile del ’45 Berlino è stretta d’assedio dai russi e dagli alleati. Hitler, rinchiuso nel suo Bunker sotto il Reichstag si profonde in ordini marziali ai suoi generali, intimando di resistere fino alla morte di ogni singolo uomo abile a combattere. In controluce i dubbi e le esitazioni degli ultimi uomini fedeli a Hitler: Goebbels e Himmler. Un’opera di straordinaria forza evocativa con uno strepitoso Bruno Ganz, sublime interprete di una scuola recitativa europea in via d’estinzione. Memorabile la scena in cui Hitler analizza la situazione militare insieme ai suoi ufficiali. Nell’apprendere che anche l’ultima armata era impossibilitata a scagliare un contrattacco perchè ormai decimata e in rotta, Hitler fa uscire tutti gli ufficiali poi si scaglia su quelli rimasti con inaudita nevrosi, tacciando di viltà quegli stessi uomini che fuori da quelle mura stavano dando il loro sangue per lui, traballante maschera di un uomo ormai in preda alla paranoia. Fuori dalla stanza gli ufficiali e le donne presenti ascoltano atterriti le parole di Hitler mentre l’agghiacciante spettro della sconfitta vola di sguardo in sguardo.

Titolo originale: Der Untergang

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