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Recensione a cura di

Scheda Film

Il film di Jewison usciva sul finire del 1967, pochi mesi dopo veniva barbaramente assassinato Martin Luther King. Proprio in questa concomitanza sta la chiave di lettura del film: il razzismo latente e manifesto del sud degli USA è ancora molto persistente in questo periodo per così dire civilizzato. Un rozzo e prevenuto sceriffo locale viene affiancato da un ispettore del FBI di colore per risolvere un intricato caso di omicidio in una piccola cittadina del Mississippi. Razzismo e pregiudizi intorno alla figura di Tibbs ostacoleranno non poco il suo lavoro. Ma la sua umanità unita alla sua capacità professionale conquisteranno gradualmente il rozzo sceriffo. Un’opera di denuncia sociale, contro ogni forma di razzismo e becero pregiudizio. Una grande interpretazione di Rod Steiger (che gli valse l’Oscar). Scena memorabile: l’esame del cadavere dell’assassinato da parte di Tibbs sotto gli sguardi increduli del medico legale, Tibbs professionalmente analizza la salma con cura chiedendo composti chimici e strumenti ad un esterrefatto necroforo. Un’opera che sembra quasi usare come pretesto il risvolto criminale della storia per soffermarsi sul pregiudizio e sulla discriminazione razziale e sul suo squallido retaggio nella vita di ogni giorno. Lo squallore del pregiudizio razziale prende ancora più risalto quando viene rivolto ad una figura altamente qualificata che mette a nudo l’ignoranza della vita di provincia e le sue disgustose bassezze. Tibbs è un eroe silenzioso e caparbio, grazie alle sue capacità l’intrico intorno al delitto viene dipanato, ma il meglio che può fare è allontanarsi da quel mondo ostile e insensibile. Un finale amaro e cinico che costituì un preconizzante preludio ai tragici fatti di sangue che avrebbero costellato quegli anni a venire.

Titolo originale: In the Heat of the Night

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