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Recensione a cura di

Scheda Film

Relegare La Città Incantata a mero film d’animazione destinato ad un pubblico di bambini è tremendamente riduttivo. Hayao Miyazaki ci consegna questo emozionante pegno del suo immenso talento dove riesce a far coesistere in perfetta sintonia piano reale e piano fantastico. In un’intervista il Maestro Nipponico ha affermato che quando lavora ad un film non gli serve una sceneggiatura, i suoi film si creano disegno dopo disegno, seguendo la direzione che prende la narrazione. Eppure questa splendida opera sembra un edificio così maestoso e complesso, e nello stesso tempo armonico e perfetto, che si fatica a credere che dietro di esso non vi sia una planimetria studiata con rigore.

Chihiro sta trasferendosi in una nuova città con i genitori. Durante il viaggio in auto suo papà decide di prendere una scorciatoia finendo in uno strano parco di divertimenti abbandonato. Esplorando quel luogo così desolato attira l’attenzione della famiglia un ristorante con florilegio di squisitezze esposte in assaggio, così mentre i due genitori si strafogano con il cibo Chihiro esplora i dintorni, al suo ritorno mamma e papà saranno stati trasformati in maiali. Chihiro si avventura tra gli spiriti di quella città fantasma, alla ricerca di una via di salvezza per i propri genitori, catturati dalla malìa di quei luoghi. Sarà un viaggio surreale attraverso spiriti squinternati, ombre sfuggenti e vapori stregati. Il suo viaggio inizierà nel Palazzo della strega Yubaba, dove riuscirà a trovare un lavoro aiutata da Haku, uno strano ragazzo al servizio della strega.

Alcune apparizioni rimangono memorabili, come le creature nel bagno turco che escono dalla caligine dell’acqua e si affollano intorno alla piccola protagonista. Oppure come Kamagi, l’uomo tentacolare che amministra il locale caldaie aiutato da tanti nerini di fuliggine che trasportano il carbone da gettare nelle enormi fauci infuocate della caldaia. Come ha fatto giustamente notare Roger Ebert ogni singolo fotogramma è creato con un’immensa dose di amore e di buon gusto. Ogni singola inquadratura è abitata dalle creature più strane che mente umana possa concepire, e il Maestro le fa sfilare nella narrazione con una naturalezza disarmante, senza alcun tipo di artificio retorico, senza ombra di ridondanza semantica. Quest’opera è in sintesi il trionfo della Fantasia sulla Realtà, è la prova che la creatività assurge a vera e propria essenza ontologica del racconto. Un’opera in definitiva di mirabile ingegno che persiste a lungo nella mente e nel cuore.

Titolo originale: Sen to Chihiro no kamikakushi

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