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Recensione a cura di

Scheda Film

Teshigahara si dimostra talentuoso maestro di un cinema surreale, sul sottile limine del conflitto iconografico tra mera apparenza e vibrante metafora. Questa sua opera non è che una tappa di questa affannosa ricerca stilistico-estetica che ha condotto il regista giapponese attraverso il significato stesso di cinema, quasi a minarne le basi per approdare a qualcosa di realmente nuovo. La storia del film è incentrata su un abulico canovaccio in cui un giovane entomologo giunge, per seguitare le sue ricerche, in uno sperduto villaggio del Giappone. Si stabilirà presso una giovane vedova, in una grottesca casa posta al centro di una voragine naturale a cui è possibile accedere soltanto attraverso una scala di corda. Al suo risveglio il mattino seguente la scala è stata tolta e non c’è possibilità di uscita. Dal momento del suo ingresso nella casa la donna intesserà una rete di malia che avvolgerà il giovane scienziato fino a fargli perdere la testa. Un’atmosfera di scabrosa malevolenza frammista a vibrante sensualità intorno al giovane. Un’opera dove si fatica a mettere a fuoco il senso stesso della realtà, ed è appunto qui che risiede il suo fascino e la sua grandezza. Un caleidoscopio di inferenze in forma di immagini e sensazioni. Indimenticabile e unico.

Titolo originale: Suna no onna

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