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Recensione a cura di

Scheda Film

Hill dopo il successo di Butch Cassidy non esita neppure un istante a richiamare sul suo set una delle coppie cinematografiche più carismatiche di tutti i tempi: Paul Newman e Robert Redford. Nella Chicago degli anni ’30 un piccolo truffatore cerca vendetta contro un boss che ha ucciso il suo partner. Organizzerà contro di lui una gigantesca messa in scena per truffarlo con l’aiuto di una vecchia volpe della mala. Insieme organizzeranno una finta sala scommesse in un meta set (un set nel set), dove la recitazione e la finzione si intrecciano con la vita reale divenendone parte integrante. Hill si gioca un compromesso narrativo con il pubblico nascondendo quasi sempre le vere intenzioni dei truffatori, nasce così una sorta di gioco di specchi per il quale anche chi guarda cade vittima della truffa. Pregevoli le ricostruzioni dell’epoca e la sceneggiatura che sostiene l’impianto narrativo, frutto del lavoro di David S. Ward. Menzione speciale per la regia di George Roy Hill che confezionò un film che fece incetta di Oscar, ben sette.

Titolo originale: The Sting

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