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Recensione a cura di

Scheda Film

L’ultimo film di Mizoguchi è in qualche modo un epitaffio della sua Estetica. Mai compiaciuto nella raffinatezza delle sue immagini, ma preoccupato di documentare il dramma umano e di incarnarlo attraverso creature fatte di carne e ossa Mizoguchi dimostra di essere sensibile allo scarto semantico del dramma di strada, senza inutili fronzoli, senza implicazioni morali, senza ridondanti pregiudizi. Il film narra le storie di cinque prostitute impiegate in un bordello di Tokyo. Ognuna delle done con il suo pesante fardello di ricordi, di errori, di sconfitte silenziose. Ognuna con una speranza di redenzione, di libertà da una vita di schiavitù sessuale. Solo una di loro riuscirà nell’intento di affrancarsi, ma per farlo dovrà essa stessa divenire parte di quell’inganno che la sovrasta. Splendida la fotografia e ancor di più la narrazione, scevra da ogni barocchismo. Un grande film di un Maestro indimenticato, un modo di fare cinema che si è gradualmente perso nelle sabbie del tempo ma che ancora affascina.

Titolo originale: Akasen chitai

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