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Recensione a cura di

Scheda Film

Un grande poema naturalistico che celebra il rapporto tra il cittadino sovietico e il suo elemento. Il tutto in un’altissima forma estetica corroborata da un lirismo mai di maniera. Dovzhenko firma uno dei più grandi capolavori del cinema muto con una personalità permeata di straordinario senso delle immagini. La storia inizia con un assassinio. Un giovane animatore di una cooperativa, Vasil, viene barbaramente ucciso da un contadino. Il suo funerale sarà occasione di una festa spontanea e di una comunione bucolica con la natura circostante, che appare come una creatura viva, lussureggiante, compagna di liturgia. La Natura appare come un membro del patto sociale, un elemento perfettamente inserito del meccanismo umano, la madre benigna che accoglie, protegge e dispensa nutrimento ai suoi figli. Un’opera incredibilmente moderna a fronte di un gusto estetico raffinatissimo e di un talentuoso uso della cinepresa. Una pellicola che ancora oggi sa commuovere e appassionare, segno inequivocabile di un’arte che resiste al tempo vincendone gli inganni.

Titolo originale: Zemlya

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