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Recensione a cura di

Scheda Film

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Preston Sturges era un uomo di cinema completo, appassionato e indipendente. Quando realizzava un film c’erano poche possibilità che la produzione potesse esercitare su di lui pressioni o ingerenze sull’opera in corso. E Sturges godè sempre di un’ampia libertà che gli permise di raffinare la cifra stilistica delle sue opere e di renderle il più possibile attagliate alla sua visone estetica del mondo. The Lady Eve narra di una cinica cacciatrice di dote che seduce un giovane milionario durante una crociera. Ma innamoratasi del giovane gli rivelerà le sue vere intenzioni finendo per essere lasciata. Per riconquistarlo dovrà trasformare se stessa e la sua vita, e nulla sarà più come un tempo, nonostante ciò riuscirà sempre a conservare una propria dimensione autentica. Ciò che rende Lady Eva un perfetto connubio tra commedia e sensualità è la personalità della protagonista, la sua prepotente dimensione umana, una superdonna leader che è più forte di qualsiasi altro personaggio che appaia sullo schermo. Non sopporta gli sciocchi, e se si innamora di Charlie Pike, è alle sue condizioni. Non indulge nella sottomissione al proprio uomo rinunciando alla propria personalità. Invece, cerca attivamente di dimostrargli che niente è come sembra. “Vedi, Hopsie, non sai molto di una ragazza! I migliori uomini non sono quelli buoni, come probabilmente pensi di essere, ma quelli cattivi che non sono poi così male.” Una donna che fa dell’ironia una tagliente risorsa per imporsi sugli altri, spiazzando in ogni momento lo spettatore. Un’opera che diverte con intelligenza, soffusa ironia e un briciolo di rigore morale. Deliziosi i dialoghi tra i due protagonisti con scoppiettanti botta e risposta che spesso finivano nel nonsense più sguaiato. Un film che riesce a cambiare l’umore, e di questi tempi è davvero una nota da sottolineare in uno spettacolo di intrattenimento.

Titolo originale: Lady Eva

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Marco Belemmi

Sono un essere senziente. Mi occupo di varia umanità dall’età di circa due anni. Sono giunto al mezzo secolo di esperienza vissuta su questo Pianeta. Laureato in Lettere Moderne con una tesi sulla Poetica dell’ultimo Caproni nel 1996. Interessato al cinema dall’età di tre anni e mezzo dopo una sofferta visione dei Tre Caballeros della Disney, opera discussa e aspramente criticata in presenza delle maestre d’asilo. Alla perenne ricerca di un nuovo Buster Keaton che possa riportare luce nelle tenebre. Registi preferiti: Akira Kurosawa, Stanley Kubrick, Andrei Tarkovsky.

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