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Recensione a cura di

Scheda Film

Quando Chris Marker nel 1962 scrisse La jetée creò una storia che avrebbe influenzato decine di cineasti che avrebbero avuto con quel piccolo grande film un debito di riconoscenza. Uno di questi cineasti è sicuramente Terry Gilliam che, affascinato dalla storia di Marker, e dal modo in cui la raccontò, decise dopo oltre trent’anni di realizzare una sorta di remake, o per meglio dire una riduzione cinematografica visto che l’opera di Marker era realizzata interamente senza girato, ma con una tecnica di fotografie in successione. Per farlo Gilliam si affidò naturalmente all’autore della storia originale, Chris Marker, che curò la sceneggiatura del film in collaborazione con David e Janet Peoples. Ne uscì un film apocalittico e visionario che si riaggancia alle atmosfere surreali e oniriche di Brazil per filtrarle attraverso la filigrana della distopia.

Nel 2035 la razza umana è rintanata nel sottosuolo dopo che un virus ne ha spazzato via il 99%. La nuova società formatasi nei rifugi sotterranei è retta da scienziati che studiano il modo di debellare il virus per poter risalire in superficie. Per farlo inviano i detenuti a raccogliere campioni protetti da tute anti contagio. Uno di questi detenuti viene inviato nel passato per risalire alla causa che ha dato origine a tanta devastazione. James Cole viene così rispedito nel 1990 con un unico indizio, trovare chi o cosa rappresenti l’Esercito delle 12 scimmie, organizzazione che sembra collegata alla diffusione del virus letale. Cole inizierà ad indagare frastornato dal salto temporale e dal cambiamento ambientale che il suo corpo deve subire. Troverà in una psicologa un alleato per risalire ai responsabili mentre la sua indagine lo condurrà in un istituto psichiatrico.

Film assolutamente affascinante nelle ricostruzioni di un mondo devastato da inquinamento e tensioni sociali. Ci sono molti elementi che fanno di quest’opera un superbo affresco della fantascienza moderna: il tema della distopia, quello dei viaggi nel tempo, poi sicuramente l’aspetto mystery con il puzzle della paternità del virus da ricomporre, la scansione psicologica del protagonista che vede il suo passato tornare in una sorta di flusso di coscienza onirico. Una narrazione fervida e rigogliosa nata dal seme lanciato da Chris Marker e fatto germogliare dal talento visionario di Terry Gilliam.

Titolo originale: Twelve Monkeys

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