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Recensione a cura di

Scheda Film

Secondo capitolo della saga di Guerre Stellari, uscito tre anni dopo il primo episodio. Il film si avvale della regia di Irvin Kerschner che sostituisce Lucas, ma non lo fa rimpiangere. Inizialmente fu accolto con freddezza dalla critica che si trovò abbastanza spiazzata sul cambio d’atmosfera rispetto al predecessore, ma non fallì al botteghino collezionando in tutto il mondo il tredicesimo incasso di sempre (al netto dell’inflazione). Attualmente è considerato unanimemente uno dei più bei film di fantascienza mai girati ed è ampiamente l’episodio più amato dai fan della Saga. Lucas questa volta, forte del successo di tre anni prima, produce il film in maniera indipendente, affrancandosi dall’ingerenza delle grandi case di produzione. Proprio per questa sua nuova veste di produttore decide di chiamare alla regia Kerschner per concentrarsi unicamente sul lavoro di produzione, anche se naturalmente resta in sede di sceneggiatura facendosi però affiancare da giganti quali Lawrence Kasdan (inizia qui una collaborazione con Lucas che durerà fino ai giorni nostri) e Leigh Brackett (tra i suoi lavori Il lungo addio di Altman).

La storia lavora sui personaggi donando spessore e volume psicologico a ciascuno dei tre protagonisti: Han Solo vince la sua naturale inclinazione anarchica e si unisce alla ribellione, Luke si rende conto delle sue potenzialità e acquista la consapevolezza di costituire l’ultima speranza per fermare l’Imperatore, Leia si innamora perdutamente di Ian ma non vuole dipendere dal suo individualismo. L’Imperatore inizia a costruire una nuova Morte Nera e affida il comando dell’operazione al suo braccio destro Darth Vader. I ribelli nel frattempo si sono organizzati stabilendo una base segreta su Hoth, pianeta ricoperto dai ghiacci. Vader riesce a scoprire la base e sferra un attacco che distrugge la base e costringe i Ribelli a fuggire. Luke si reca sul pianeta Dagobah seguendo il consiglio di Obi Wan, alla ricerca del maestro Yoda, ultimo dei cavalieri Jedi, che può aiutarlo ad affinare la conoscenza della Forza. Leia e Han riparano presso la Città delle Nuvole, da un vecchio amico di Han, Lando Calrissian. Questi però li vende all’Impero per poi pentirsene subito dopo e aiutarli a scappare. Han viene però ibernato nella grafite e ceduto al cacciatore di taglie Boba Fett per essere consegnato al suo creditore Jabba the Hutt. Luke nel frattempo arriva nella Città e sfida Vader in un combattimento con le spade laser. Apprenderà una verità terrificante durante la lotta: Darth Vader è suo padre.

La grandezza de L’Impero sta nel suo essere un trait d’union tra Guerre Stellari e Il Ritorno dello Jedi. Grazie a questa sua condizione di interconnessione riesce a conservare una narrazione mai ridondante, una varietà di ambientazioni che lo rende affascinante, si passa dalle nevi immacolate di Hoth alle paludi mefitiche di Dagobah, dalla freddezza tecnologica della nuova Morte Nera all’etereo fascino della Città delle Nuvole. Una scena memorabile che ha varcato le porte della storia del cinema è il duello tra Darth Vader e Luke con l’orrenda mutilazione di Luke e la scioccante rivelazione del finale. La scena è un capolavoro del cinema d’azione: le spade laser guizzano nella penombra e i due contendenti sembrano antichi samurai trasfigurati dalla tecnologia. La scena in cui Vader rivela a Luke di essere suo padre è anch’essa stilisticamente perfetta: Vader si sporge dal parapetto e, con le sue parole, rivela in un’insospettata umanità, un sentimento puro per il figlio, mentre Luke ferito e aggrappato ad un pilone che sporge sull’abisso, è stravolto dal dolore per la ferita e dall’orrore per la rivelazione. Una scena di una bellezza abbacinante, adamantina: degno finale di un caposaldo della fantascienza.

Titolo originale: The Empire Strikes Back

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