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Kubrick rilegge Nabokov e lo espone alle intemperie della sua istrionica cinepresa. La sensualità dirompente di una quattordicenne è causa di rovinosa caduta per un intellettuale cinquantenne che, innamoratosi della giovane, ne sposa la madre per poterle stare vicino. La sua morbosa passione proromperà percorrendo il sottile limine che la divide dalla follia. E’ straordinario notare come Kubrick agisca su questa emozione mettendone in luce gli aspetti umani e terreni, più che la turpe immoralità (che lascia volentieri ai moralisti che affossarono il film). La sensualità diviene aereo gioco, ilare divertimento che si intreccia con un tormento animale che permane a livello inconscio nell’uomo.

Il film, così come il libro, è totalmente incentrato su questa insana passione che Humbert nutre per Lolita. La scena del primo incontro è in questo paradigmatica: Humbert segue Charlotte nella visita della casa, quasi infastidito dalla petulante padrona di casa e dalle sue fatue chiacchiere, quando in giardino vede Lolita. La ragazza sta prendendo il sole e alza lo sguardo su di lui, subito Kubrick vira su uno stretto primo piano di Humbert pietrificato dalla visione. Una volta scosso dallo sbigottimento l’uomo si affretterà a confermare l’affitto della stanza presso Charlotte che con ingenuità gli chiede quale sia stato il fattore decisivo per la sua scelta, mentre Kubrick alle parole “fattore decisivo” torna con l’inquadratura sul malizioso volto di Lolita e sul suo diafano corpo. Oppure la scena in cui Lolita seduce Humbert che è anche uno dei punti focali del film capace di sollevare polemiche infinite ai tempi. Nella versione statunitense furono tagliati gli ultimi 10 secondi di questa scena in cui Lolita, nella stanza del Motel condivisa con Humbert, dopo avergli sussurrato all’orecchio, si china ancora verso di lui con dilagante sensualità. Con un malizioso crescendo Lolita, dopo essersi accostata al letto di Humbert, lo sveglia con un querulo allarme a cui l’uomo inizialmente soggiace, poi sciorina tutto il potere seduttivo di cui dispone. L’Eros crepita sotto il dialogo, è un magma sotterraneo pronto a fuoriuscire. E quando Lolita propone ad Humbert un Gioco, Kubrick riesce a plasmare una sessualità libera da ogni vincolo, sottesa, invisibile eppure potentemente presente.

Attraverso il suo filtro Kubrick riesce a farci cogliere l’intimo contrasto di questa dicotomia tra animalità e decenza, tra istinto e morale, tra trasgressione e normalità, dilatandone il processo di attuazione con una messa in scena solenne ed astuta. Humbert non è solo un uomo che si abbandona ad un’insana tentazione ma è una vittima sacrificale schiacciata da un Gioco troppo perfetto per potervi resistere. Lolita è una Dea smagata, mossa da un istinto ferino, che gioca appunto con Humbert, lo spinge alla deriva cullandosi sul suo desiderio, un’anima insaziabile che ora ci appare come una ragazza innocente ora come un Demiurgo implacabile che muove i fili di un uomo in suo totale potere. Una Dea che dispone di Vita e di Morte, libera da ogni vincolo morale. E qui sta la grandezza di Kubrick: di non indulgere in zavorre etiche ma di narrare questo surrogato di Amore con un taglio freddo, razionale, freudiano. Una visione straordinariamente penetrante, afona e neutrale, che trasforma lo spettatore in un muto testimone di un lento, ma inesorabile processo di decadimento.

Titolo originale: Lolita

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