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Un’opera di delicato candore in cui lo sguardo disincantato di un grande artista si posa sulle contraddizioni di una Metropoli straniante, sulle differenze di classe, sullo scarto tremendo tra ricchezza e povertà. Chaplin persegue il suo ideale estetico di purezza attraverso la figura del suo clochard e coerentemente sceglie di mantenere il muto per il suo film nonostante proprio in quegli anni si stesse affermando il sonoro: una scelta perfettamente aderente ad una poetica minimalista in cui l’elegia e la bellezza del mondo salgono dalle cose più umili, spogliate di ogni inutile orpello. Charlot si dibatte tra l’amore per una fioraia cieca e la sua cronica mancanza di mezzi. Quando avrà l’occasione di salvare e dissuadere un milionario dal suicidio la sua vita cambierà e potrà aiutare la ragazza ad affrontare una costosa operazione per ridarle la vista. Il finale, amaro e suadente, rimane nel cuore dello spettatore come un prezioso macigno di cui sopportare gravità e bellezza.

Titolo originale: City Lights

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