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Recensione a cura di

Scheda Film

Murnau abbandona gli stilemi gotici di Nosferatu per calarsi in un realismo crepitante, in cui ogni inquadratura è iconografia dinamica di una narrazione asservita alle immagini, alle espressioni, ai volti della gente. E attraverso questa storia Murnau guarda la sua Germania e ne traccia un impietoso quadro sociale criticandone ferocemente il crescente individualismo e la massificazione delle idee. La storia è ispirata al bellissimo racconto di Gogol “Il Cappotto” e affidata alla sceneggiatura di Carl Mayer che ne traspone le atmosfere russe calandole nella realtà tedesca della repubblica di Weimar. Un portiere d’albergo regna su un mondo di facchini, di tassisti e di fattorini. Dal suo prestigioso scranno osserva la vita della città srotolarsi dinanzi a lui. Quando perderà il lavoro l’ostilità latente di quella società che osservava lo ghermirà trascinandolo nel fango. Un’opera visionaria in cui il protagonista è soggetto ad anatomia icastica di una macchina da presa nervosa e aerea. Maestoso e terribile.

Titolo originale: Der letzte Mann

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