3 voti 5
Recensione a cura di

Scheda Film

Un delicato ritratto in bilico tra intimismo e impressionismo che si avvale di due unici attori. Un piccolo congegno iconico che fa brillare nella cremagliera dei suoi meccanismi un lungo addio tra madre e figlio senza per questo coinvolgere imbragature etiche ma connotando la storia con vividezza espressionista e sensibilità romantica. La storia è ambientata in uno sperduto villaggio russo dove un figlio rimane al capezzale della madre morente e ne accudisce amorevolmente gli ultimi istanti con una conversazione implicita, sussurrata, impregnata di ricordi e musiche rarefatte. Sullo sfondo i colori autunnali di una natura che avvolge gli amorosi sensi dei due protagonisti sublimandoli in archetipi sovrannaturali. La suggestione della campagna è il punto focale di quest’opera, visioni spirituali si alternano a colori cangianti, soffusi, sospesi nella nebbia: boschi e prati in bilico tra ricordo e dolore, tra spirituale natura e fragile condizione umana, in una sorta di sospensione onirica dal vivido sapore tarkovskiano. Un’opera di un lirismo mozzafiato, poco più di un’ora per percepire questo film come un balsamo per l’anima, un deja-vu nel tessuto del quotidiano che ci ostiniamo a voler interpretare silenziosamente, con un sorriso appena accennato.

Titolo originale: Mat i syn

Video & Photo

2 video 4 foto

Scrivi un Commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.