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Recensione a cura di

Scheda Film

Un film che sa emozionare per la sua delicata poetica, per una visione soggettiva della disabilità di un uomo che non può non turbare schiudendone l’oceanica sofferenza, grazie anche ad una regia impalpabile quale quella di Amenàbar, e che infine riesce a commuovere per la grande interpretazione di un Javier Bardem in stato di grazia. Mare Dentro è la preziosa testimonianza di un uomo e della sua sofferenza che diviene un abisso poetico, un malinconico controcanto alle meraviglie della vita e all’infinita tensione verso queste bellezze. Un film che fa dell’uomo, dei suoi desideri, della sua ineludibile attitudine alla vita un’incantevole elegia.

La storia è quella di Ramon, tetraplegico da oltre vent’anni a causa di un tuffo in mare. La vita di Ramon è scandita da piccoli avvenimenti che lo sfiorano e lo colpiscono come il rumore del mare, il colore del cielo, il fragore dei fulmini, scorci di un azzurro che si porta dentro come un poeta consumato. Ramon vorrebbe morire e cerca nell’eutanasia la soluzione finale alla sua immane sofferenza.

Alcune scene restano memorabili come il volo di Ramon dalla finestra aperta, passando radente su boschi, vallate e montagne, sulle noti di “Nessun Dorma”, un sogno ad occhi aperti che si infila sotto la pelle, ed è palpabile attraverso quel volo la sofferenza di un uomo costretto ad una crudele segregazione corporea, e tuttavia libero di librarsi con la mente e con l’anima. I versi di Ramon sono, in questo senso, lo specchio di uno spirito indomito costretto alla cattività ma ancora rigonfio d’amore: “Il tuo sguardo il mio sguardo, come un’eco che va ripetendo, senza parole: più dentro, più dentro, fino al di là del tutto, attraverso il sangue e il midollo. Però sempre mi sveglio, mentre sempre io voglio essere morto, perché io con la mia bocca resti sempre dentro la rete dei tuoi capelli.”

Titolo originale: Mar Adentro

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