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Recensione a cura di

Scheda Film

“Matrix è ovunque. È intorno a noi. Anche adesso, nella stanza in cui siamo. È quello che vedi quando ti affacci alla finestra, o quando accendi il televisore. L’avverti quando vai a lavoro, quando vai in chiesa, quando paghi le tasse. È il mondo che ti è stato messo davanti agli occhi per nasconderti la verità.” Questa è la spiegazione che Morpheus da a Neo, e da qui si snoda uno dei più esaltanti concept mai portati sul grande schermo, merito delle due sorelle Wachowski che letteralmente plasmano una nuova veste iconografica per il genere cyber-punk da restituire al grande schermo. Un concept che si insinua tra sfera dell’io e piano reale andando ad instillare nello spettatore un dubbio straziante: la mistificazione della Realtà. Un tema caro ad autori come Philip K. Dick e, in modo del tutto diverso ma speculare, a Lewis Carroll. La meraviglia narrativa del film è che dietro questo pomposo concetto teoretico della Non-Realtà c’è un subdolo piano assai più pragmatico, architettato da macchine senzienti per imprigionare la coscienza dell’uomo al fine di sfruttare il suo corpo come una volgare batteria per produrre elettricità.

Thomas Anderson è un programmatore di una grande azienda di software, a tempo perso è anche un hacker, il suo nome di battaglia è Neo. Una sera nel suo computer appare un messaggio “Wake up Neo, the Matrix has you”. Comincia così il contatto con una misteriosa organizzazione di cui Morpheus, un ex hacker, è il leader. Neo non fa a tempo a parlare con Morpheus, viene catturato dagli agenti, una sorta di polizia politica dagli inquietanti poteri, a capo di questa unità c’è l’agente Smith che sembra prendere particolarmente di mira Neo. Entrato finalmente in contatto con Morpheus Neo sceglie la verità, vuole sapere. Si risveglierà dal suo paradiso artificiale per scoprire la terribile verità: le macchine si sono impadronite della Terra e usano gli uomini per produrre energia elettrica dopo che il sole è stato oscurato dalla guerra per combatterle. Gli uomini sono coltivati in centinaia di migliaia di loculi, in stato di sonno indotto, e mentre la loro mente è imprigionata in Matrix, il loro corpo conserva tutte le funzioni vitali. L’agente Smith, così come tutti gli agenti, sono programmi senzienti usati per vigilare sull’integrità di Matrix, dopo che Morpheus e i suoi hanno scoperto il modo per viaggiare dalla dimensione reale a Matrix senza rimanerne imprigionati. Neo viene a sapere che esiste una profezia di un Oracolo a cui Morpheus e gli altri della Resistenza sono devoti, che dice che esiste un Eletto che spezzerà il giogo di Matrix e libererà la razza umana dallo stato di schiavitù. Morpheus è convinto che Neo sia l’Eletto e che il suo arrivo possa essere determinante per la vittoria finale.

Una favola cyberpunk si è detto dove ogni elemento genera stupore: gli effetti speciali, le scene di combattimento con ogni tipo di Arte Marziale, le sparatorie iperboliche. Tutto in questo film è funzionale alla sceneggiatura, nulla è ridondante, nulla è messo a caso. Il fatto che dietro un film così curato ci sia anche un impianto teorico che risulti quantomeno suggestivo in termini fantascientifici è puro valore aggiunto. Cos’è la realtà? chiede Morpheus a Neo, le sue parole sono quantomai profonde e invitano a riflettere: “Che vuol dire “reale”? Dammi una definizione di “reale”. Se ti riferisci a quello che percepiamo, a quello che possiamo odorare, toccare e vedere, quel reale sono semplici segnali elettrici interpretati dal cervello. Questo è il mondo che tu conosci. Il mondo com’era alla fine del XX secolo. E che ora esiste solo in quanto parte di una neuro-simulazione interattiva che noi chiamiamo Matrix.”

Titolo originale: The Matrix

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