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Recensione a cura di

Scheda Film

Un film che cambia il nostro modo di intendere il Cinema e che suscita nuove idee ad ogni visione. Ancora oggi un’opera fertile, abbacinante nel suo svettante messaggio estetico ed etico. Fritz Lang racconta la storia di una futuristica città in cui classe operaia e classe dirigente sono rigidamente divise sotto il comando di un dittatore. Le cose cambieranno con l’incontro di Maria, una proletaria, e Frederer, il figlio del padrone assoluto di Metropolis, la città-universo che annulla ogni orizzonte. Il loro amore sarà spezzato dallo scienziato Rotwang che rapirà Maria per realizzare un robot con le sue fattezze per incitare i lavoratori a ribellarsi. Spettacolare uso delle immagini come rarefatte icone impreziosite da una cura per il dettaglio, da un amore per la fotografia che hanno del sovrannaturale. Una straordinaria capacità registica di carpire le emozioni attraverso un nuovo linguaggio appositamente codificato fa di quest’opera un classico senza tempo e una palestra preziosa per ogni uomo che voglia cimentarsi con l’Arte del cinema.

Titolo originale: Metropolis

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Marco Belemmi

Sono un essere senziente. Mi occupo di varia umanità dall’età di circa due anni. Sono giunto al mezzo secolo di esperienza vissuta su questo Pianeta. Laureato in Lettere Moderne con una tesi sulla Poetica dell’ultimo Caproni nel 1996. Interessato al cinema dall’età di tre anni e mezzo dopo una sofferta visione dei Tre Caballeros della Disney, opera discussa e aspramente criticata in presenza delle maestre d’asilo. Alla perenne ricerca di un nuovo Buster Keaton che possa riportare luce nelle tenebre. Registi preferiti: Akira Kurosawa, Stanley Kubrick, Andrei Tarkovsky.

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