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Recensione a cura di

Scheda Film

Da un soggetto di Orson Welles, Chaplin scrive, dirige, interpreta e produce un meraviglioso ritratto di piccolo borghese che si trasforma in subdolo assassino per necessità. La declinazione di Chaplin al tema è deliziosamente obliqua: una narrazione che alterna sfumature noir a un incedere ironico e poetico configurandosi come la prima grande black comedy della storia del cinema.

Il signor Verdoux, bancario licenziato a causa della crisi economica arrivata in Francia negli anni trenta sull’onda della Grande Depressione, deve riciclarsi per poter mantenere la moglie inferma e il figlio in fasce. Riesce a reinventarsi come antiquario, ma in realtà il lavoro rende poco. Decide allora di accalappiare attempate signore benestanti, impalmarle, per poi intascarne l’eredità. Per fare colpo sulle gentili dame Verdoux usa il suo innegabile fascino corroborato da un raffinato charme che l’uomo sfodera con invidiabile naturalezza. La sua attività diviene instancabile transitando da un altare all’altro, da un talamo all’altro, e da un funerale all’altro. Proprio quando riesce ad accumulare un discreto gruzzolo che gli consentirebbe una vita agiata viene individuato dai parenti di una sua vittima e quasi arrestato. Sfuggito alla ghigliottina per il rotto della cuffia, dopo rovesci familiari, deciderà spontaneamente di consegnarsi alla polizia.

Verdoux assassino filosofo e poeta non può non affascinare lo spettatore che trova in lui ciò che non ha mai trovato nei personaggi di Chaplin: quella maligna inclinazione che lo porta a perdersi nel piacere oscuro del delitto, quasi un’assuefazione da veleno che induce il pubblico a tifare per quest’uomo garbato e letale. L’etica del delitto subisce una sovversione semantica del significato per mezzo di una sagacia retorica che stordisce e ammalia. Memorabile in questo senso il monologo finale di Verdoux che rivolto ai giudici che stanno per condannarlo a morte proferisce queste immortali parole: “Per quanto il Pubblico Ministero sia stato parco nel farmi complimenti, nondimeno ha ammesso che ho del cervello. Merci, Monsieur. Ne ho. E per trentacinque anni l’ho usato onestamente. Dopodiché nessuno l’ha più voluto. E allora l’ho utilizzato per conto mio. Se parliamo poi di massacri, non abbiamo autorevoli esempi? In tutto il mondo si fabbricano ordigni sempre più perfetti per lo sterminio in massa della gente, e quante donne innocenti e bambini sono stati uccisi senza pietà, e magari in modo più scientifico! Eh, come sterminatore sono un misero dilettante, al confronto.”

Titolo Originale: Monsieur Verdoux

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