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Recensione a cura di

Scheda Film

Qual è il senso della vita? Si domanda pomposamente la sgangherata banda dei Monty Python, gruppo comico britannico formato da Graham Chapman, John Cleese, Terry Gilliam, Eric Idle, Terry Jones e Michael Palin. Per rispondere a questo annoso quesito i sei costruiscono un film che partendo dalla nascita dell’uomo prende in esame tutte le tappe fondamentali di una vita umana per concludere che no, non c’è alcun senso, meglio riderci sopra. Opera buffa divisa in episodi che vede i cabarettisti inglesi impersonare legioni di personaggi bislacchi, in un fuoco di fila di battute e situazioni comiche che scatenano la più feroce ilarità andando a fustigare usi e costumi di un essere umano che si prende troppo sul serio. Il film presenta situazioni grottesche ma si ride sempre con un fondo di amarezza, di velato cinismo. Commedia, musical, surreale parodia, cabaret, vaudeville. Il Senso della vita dei Monty Python è tutto questo e molto di più: un film che getta uno sguardo irriverente alle fondamenta esistenziali dell’uomo e le strapazza non poco. Un caustico umorismo che non fa prigionieri quelli della banda inglese di buontemponi, ma anche un sapiente uso della cinepresa che restituisce un’opera stilisticamente impeccabile, capace di vincere il premio della giuria al festival di Cannes del 1983. Alcune scene restano davvero memorabili. Il ciccione (interpretato da un irresistibile Terry Jones) che entra nel ristorante di lusso e chiede un secchio per vomitare, poi ordina tutte le portate del menu per esplodere con l’ultima sfogliatina inondando gli astanti con vomito e organi frollati. O il miracolo della nascita con la gestante che viene portata in sala parto dove transitano torme di curiosi che seguono l’evento con telecamere e macchine fotografiche mentre viene allontanato il marito perchè persona non interessata all’evento.

Titolo originale: The Meaning of Life

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Marco Belemmi

Sono un essere senziente. Mi occupo di varia umanità dall’età di circa due anni. Sono giunto al mezzo secolo di esperienza vissuta su questo Pianeta. Laureato in Lettere Moderne con una tesi sulla Poetica dell’ultimo Caproni nel 1996. Interessato al cinema dall’età di tre anni e mezzo dopo una sofferta visione dei Tre Caballeros della Disney, opera discussa e aspramente criticata in presenza delle maestre d’asilo. Alla perenne ricerca di un nuovo Buster Keaton che possa riportare luce nelle tenebre. Registi preferiti: Akira Kurosawa, Stanley Kubrick, Andrei Tarkovsky.

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