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Recensione a cura di

Scheda Film

Buñuel mette in scena un romanzo dello scrittore spagnolo Benito Pérez Galdós e ne trasfigura perfettamente il significato più intimo porgendolo ad uno spettatore ammaliato dal limpido fluire delle immagini. La storia è incentrata sulla figura di padre Nazario, un San Francesco ante litteram, che nel Messico latifondista di Porfirio Diaz porta la sua missione di misericordia presso i più umili. Il frate si dona al prossimo secondo l’applicazione delle parole di Cristo, ma ogni suo sforzo è reso vano da una serie di avvenimenti che gli ritorcono contro la sua pietà e il suo altruismo. Il Cristo diviene Don Chisciotte: ogni sforzo compiuto sembra vano e inutile. Filmato in uno splendido bianco e nero l’opera risulta di una sobrietà e di una pulizia insolite per il regista spagnolo amante del gusto di stupire e del grottesco. Eppure anche qui trionfa il talento registico di Buñuel nel realizzare un film che scuote violentemente le coscienze (come già per altre sue opere, ma con mezzi del tutto diversi) e affascina per narrazione e fotografia.

Titolo originale: Nazarin

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