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Recensione a cura di

Scheda Film

Un esercizio di stile che cambia i canoni del linguaggio cinematografico. Alfred Hitchcock riscrive le regole del gioco concependo un’opera girata in presa diretta, con una feroce osservanza delle tre regole auree di tempo, luogo e spazio. Un piano sequenza lungo ottanta minuti per ricreare davanti ad una cinepresa l’atmosfera e la percezione di un palcoscenico rendendo di fatto omaggio all’opera teatrale da cui è tratto il film, un lavoro di Patrick Hamilton del 1929 che Hitchcock fece di tutto per portare sul grande schermo.

Brandon Shaw e Phillip Morgan, due compagni di appartamento (la cui omosessualità nel film è solo accennata e rimane in filigrana per tutta la narrazione) uccidono un amico dopo una discussione per futili motivi. La vittima, David Kentley, viene strangolata con una corda da cucina e poi nascosta in un baule su cui i due ragazzi allestiscono un banchetto per un ricevimento che si deve tenere di lì a poco. Tra gli invitati c’è il padre della vittima e un professore di lettere, Rupert Cadell, celebre per le sue ciniche teorie sull’umanità e le sue regole sociali ipocrite. I due assassini reagiscono diversamente alla situazione: Brandon, algido e dotato di un perverso umorismo, gioca con il delitto commesso ed è eccitato dalla presenza del corpo nascosto nel baule mentre gli invitati vi ciarlano intorno ignari. Philip, più timido e introverso, è invece sul punto di cedere, i suoi nervi sono messi a dura prova durante il party da allusioni più o meno velate che giungono dal fluire dei discorsi. Il finale sarà un vortice dialettico in cui i due assassini precipitano inesorabilmente finendo con il vedere miseramente sgretolato il loro muro di menzogne dinanzi alla razionalità devastatrice di Cadell.

Un film di una bellezza inaudita, in cui Hitchcock spinge all’estremo la sua Arte registica per raggiungere una dimensione che altri cineasti hanno solo disperatamente intravisto: la scarnificazione di una coscienza umana tramite il potere dialettico della parola. Un’opera che fluisce potente e inarrestabile in una presa diretta che da l’impressione di essere seduti in una poltrona di teatro. La sensazione di percepire il potere del Logos in questo film è opprimente e seducente, e nulla ha più importanza per lo spettatore di quel maledetto baule e del suo silenzioso segreto occultato.

Titolo Originale: Rope

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