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Recensione a cura di

Scheda Film

Il west scorre veloce intorno ad una diligenza inseguita dagli indiani. Potrebbe ridursi a questa scarna frase la sinossi narrativa dell’opera. Ma non è certamente così. Un film che si trasforma in archetipo e diviene simbolo di un’arte e di una visione del mondo pionieristica. Un’opera realmente innovativa a partire dai piani sequenza con cui viene filmato l’attacco alla diligenza e la scansione cronologica in tempo reale della strenua difesa e dei piani di fuga. Un inseguimento che diviene l’orizzonte in cui tutto il film si muove e in cui i personaggi si dibattono come in un angusto spazio. L’estro di Ford ci fa esattamente rivivere il loro senso d’oppressione, la loro crescente angustia, il loro disperato tentativo di sopravvivere a qualsiasi costo. Innovativo e geniale il concetto di movimento che viene ripreso da ogni angolazione per conferire il senso di dinamismo esasperato, di perenne corsa contro il tempo. Un film in questo senso moderno che tuttora è fonte di ispirazione per tanti cineasti che si cimentano con il genere western (ci viene in mente l’ultimo Tarantino ad esempio). John Ford in sostanza preleva il pattern western più abusato e lo eleva ad autentica opera d’arte, un retaggio da cui nessuno può più prescindere.

Titolo originale: Stagecoach

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