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Recensione a cura di

Scheda Film

Un William Wyler stilisticamente inappuntabile dirige questo raffinato melodramma familiare ambientato nel profondo Sud di un America sulle soglie del novecento. Wyler rimane formalmente grato al dramma teatrale di Lilian Hellman da cui è tratta l’opera, ma al contempo lo trasfigura nella “sua” creatura cinematografica dove le ambientazioni e la ricostruzione storica raggiungono le soglie della perfezione estetica. La storia è incentrata sul clan famigliare degli Hubbard in cui tre fratelli (due uomini e una donna) lottano per il potere e per il denaro. La lotta è senza esclusioni di colpi e coinvolgerà gli affetti famigliari di ciascuno di loro non risparmiandone le implicazioni tragiche. Ciò che colpisce nel film è la contrapposizione tra forma e sostanza: una sottile filigrana narrativa che obliquamente porta alla luce l’essenza stessa del dissidio familiare lavorando su un doppio fronte: il fronte in cui i rapporti tra le persone disegnano un piano che definiremmo di struttura sociale, e quello essenzialmente celato in cui l’animo dei protagonisti si macera in un monologo interiore. Due opposti livelli che insieme campiscono l’impalcatura narrativa dunque, e che insieme forniscono la cifra dei sentimenti in gioco in un vortice interpersonale che affascina e disorienta allo stesso tempo. Immensa la prova artistica di Bette Davis nei panni di Regina, un talento recitativo che trova ben pochi riscontri e rimane ganglio cardinale dell’intero impianto narrativo.

Titolo originale: The Little Foxes

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