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Recensione a cura di

Scheda Film

Lumet, sempre interessato a circumnavigare l’emisfero mediatico e le sue implicazioni sociologiche, spinge la sua analisi nella cronaca nera e partendo da un articolo su un quotidiano costruisce un’opera frenetica, dalla narrazione perfettamente congegnata. La storia è interamente basata su una rapina in banca finita male, con i rapinatori che assediati dalla polizia prendono in ostaggio i dipendenti della filiale e si barricano all’interno dell’edificio. Gradualmente la vicenda verrà masticata dal grande carrozzone dei media che la trasformerà in una surreale sarabanda di ipocrisia. Interessante è l’esperimento di imperniare il tessuto narrativo in un’unica ambientazione con forte sapore teatrale. Una volta chiaro che i due rapinatori non possono scappare viene a crearsi un microcosmo che è tutto quel che serve a Lumet per raccontare la sua storia: le interrelazioni tra banditi e ostaggi, i difficili rapporti con l’esterno, la tensione crescente: tutto è conchiuso in un piccolo nido. Meravigliosa la sequenza iniziale della rapina quando un impacciato Sonny estrae il suo fucile da un pacco e raduna tutti gli impiegati contro il muro mentre uno dei tre rapinatori ha una crisi e li abbandona nel bel mezzo della rapina. Il grande lavoro di Pacino nel cesellare il protagonista compie il resto dell’opera e fa di questo film un imprescindibile punto fermo nel filone crime movie serrandolo a doppio filo con il filone della critica allo strapotere dei media.

Titolo originale:Dog Day Afternoon

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