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Recensione a cura di

Scheda Film

Quando George Cukor cominciò a girare Philadelphia Story si rese subito conto che il film l’avrebbero semplicemente creato i tre interpreti principali (Cary Grant, James Stewart e Katharine Hepburn) con il loro innato talento artistico unito ad una naturale predisposizione alla commedia raffinata e brillante. E cosi fu. Il soggetto, se vogliamo, è il tipico canovaccio hollywoodiano dove il triangolo amoroso da vita ad un fuoco di fila di equivoci che costituisce l’ossatura del film. Un’ereditiera si prepara a sposare un ricco politico di Philadelphia, ma il suo primo marito si opporrà al matrimonio manifestandosi tra gli invitati delle nozze. Ne nascerà una sorta di duello rusticano platonico dove contrapposizione dialettica e spirito di adattamento costituiranno gli elementi fondanti di questa guerra incruenta. Un’opera che ancora oggi insegna ai cineasti cosa significa commedia e come la si mette in scena. La grandezza di Cukor è il far apparire assolutamente naturali e funzionali alla narrazione gli spunti comici della storia. Una naturalezza disarmante che aiuta lo spettatore a mettersi a proprio agio cullato da un’atmosfera di ilare serenità. Un punto di riferimento per il genere commedia.

Titolo originale: The Philadelphia Story

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