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Recensione a cura di

Scheda Film

Diretto da un ispirato Brian De Palma e sceneggiato da Oliver Stone forse uno dei migliori remake di sempre: il film è tratto infatti dallo Scarface di Howard Hawks del 1932 con uno strepitoso Paul Muni nel ruolo di Tony. Qui al posto della ruggente Chicago degli anni ’20 del film di Hawks c’è l’assolata Miami degli anni ’80, quando grazie ad una legge di Castro che svuotò le prigioni cubane, la Florida si ritrovò invasa da esuli cubani non propriamente disposti a lavori umili per sbarcare il lunario. L’ascesa di uno di questi esuli, Tony Montana, ai vertici del crimine è anche il viaggio iniziatico di un giovane Al Pacino attraverso gli oscuri meandri della perdizione. Tony inizierà la sua carriera rubando una partita di droga da trafficanti colombiani in una scena davvero memorabile: rinchiuso nel bagno è costretto ad assistere allo smembramento di un suo compagno con una motosega. Liberato dai suoi compagni sarà implcabile nella sua vendetta. Questo primo gesto criminoso ci offre già la cifra estetica del film e la dimensione criminale di Tony: uomo spietato e determinato a perseguire i suoi obiettivi. Brian de Palma ci regala altre scene indimenticabili come la sparatoria finale in cui Tony si batte come un leone arringando i sicari che sono entrati in casa sua per ucciderlo e brandendo un mitra con possanza oplitica. Un’attenzione maniacale alla genesi psicologica del protagonista rende quest’opera unica: una sorta di prontuario sulla corruzione delle emozioni e sulla deriva umana in senso lato. Il periplo del protagonista nel mondo del crimine è anche il suo oscuro viaggio verso la devastazione morale del proprio io.

Titolo originale: Scarface

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