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Recensione a cura di

Scheda Film

Prezzo: EUR 18,99

Un’opera al nero che fa dell’angoscia crescente, del senso opprimente di persecuzione i suoi pilastri semantici. Se7en è un film che rientra nei tipici canoni del film poliziesco: un serial killer, due poliziotti che indagano sui suoi crimini, un macabro rituale di morte. Ciò che rende Seven realmente interessante è l’uso della cinepresa, della fotografia, della sceneggiatura (ottima la penna di Andrew Kevin Walker), tutto asservito alla creazione di un’atmosfera cupa, incerta, in cui anche il nome della città in cui è ambientata la vicenda è un dato non conoscibile. Si è detto della fotografia: uno strumento davvero al servizio della narrazione. Darius Khondji, il direttore della fotografia (già collaboratore di Jeunet e Caro in Delicatessen), compie un’operazione di incupimento e di filtraggio della luce scenica per riverberare in questo modo il crescente senso di angoscia che il film instilla. Due poliziotti sono sulle tracce di un serial killer che uccide le sue vittime seguendo il percorso dei sette peccati capitali, ogni vittima rappresenta il peccato per cui ha ecceduto in vita e viene punita facendone un esempio, un simbolo di rinascita attraverso la purificazione della morte. I due poliziotti si renderanno presto conto che anche la loro indagine fa parte del diabolico piano del killer. Menzione speciale per la scena finale, una sequenza in cui Fincher gestisce magistralmente la suspence e la tensione che crescono esponenzialmente con il susseguirsi degli eventi.

Titolo originale: Se7en

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Marco Belemmi

Sono un essere senziente. Mi occupo di varia umanità dall’età di circa due anni. Sono giunto al mezzo secolo di esperienza vissuta su questo Pianeta. Laureato in Lettere Moderne con una tesi sulla Poetica dell’ultimo Caproni nel 1996. Interessato al cinema dall’età di tre anni e mezzo dopo una sofferta visione dei Tre Caballeros della Disney, opera discussa e aspramente criticata in presenza delle maestre d’asilo. Alla perenne ricerca di un nuovo Buster Keaton che possa riportare luce nelle tenebre. Registi preferiti: Akira Kurosawa, Stanley Kubrick, Andrei Tarkovsky.

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