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Scheda Film

Purezza. Un concetto quasi astratto, un ideale estetizzante cui tendere all’infinito, una riforma morale ed estetica del proprio Io a cui artisti di tutte le ere si sono sottoposti con foga creatrice e dogmatica devozione. Park Chan Wook, raffinato esteta di una generazione ormai perduta, sposa e trasfonde questa Liturgia della Purezza nel suo undicesimo film, opera che clamorosamente non ha trovato una distribuzione in Italia, conosciuta con il titolo inglese The Handmaiden, oppure col titolo presentato a Cannes di Mademoiselle, o più semplicemente con la versione coreana Ah-ga-ssi. Film che di fatto è il primo lavoro dopo l’unica esperienza hollywoodiana del 2013 avuta da Park con Stoker, il film che è stato prodotto dalla Twentieth Century Fox con star del calibro di Nicole Kidman che evidentemente non ha soddisfatto l’inquieto artista coreano, il quale per Ah-ga-ssi ha preferito ritornare a cast e produzione completamente coreani. Tratto da un romanzo di Sarah Waters dal titolo “Fingersmith” (in Italia con il titolo “Ladra” edito da Ponte alle Grazie) che la fida sceneggiatrice Seo-kyeong Jeong ha trasposto dalla Londra vittoriana del 1862 alla Corea degli anni ’30 occupata dai giapponesi ricavandone uno script credibile, originale ed affascinante.

Sook-Hee è una ragazza che vive di espedienti a cui il sedicente conte Fujiwara, losco truffatore giapponese che si spaccia per altolocato frequentando i salotti dell’alta società, si rivolge per proporre un affare. La ragazza dovrà trovare impiego presso la casa della giovane e ricca ereditiera Hideko, la quale dopo aver perso entrambi i genitori vive nella casa dello zio, incallito bibliofilo e avido collezionista di libri erotici. Fujiwara progetta di impalmare la giovane ereditiera, di acquisirne il patrimonio e di dichiararla pazza con l’aiuto di Sook-Hee che dovrà entrare nelle grazie della ragazza divenendone dama di compagnia e confidente. La ragazza in sostanza avrà il compito di convincere Hideko a sposare Fujiwara, permettendo così all’uomo di mettere le mani sull’ingente patrimonio di Hideko. Tra le due donne tuttavia nasce un’attrazione morbosa che digrada in sfrenato erotismo. La ragazza è titubante nel tradire la sua padrona e amante, ma le pressioni di Fujiwara hanno la meglio e il matrimonio si celebrerà in gran segreto. Da qui in poi però colpi di scena ripetuti stravolgeranno i piani di chi tramava nell’ombra e nulla sarà più come prima.

Girato con sublime maestria questo film stupisce per raffinatezza e profondità. Memorabili alcune scene, una fra tutte la lettura pubblica di Hideko di un racconto erotico dinanzi ad un pubblico esclusivamente maschile che lo zio, laido e raffinato satiro, ha radunato. La platea ascolta rapita la sensuale interpretazione della fanciulla che recita con il corpo, serrandosi il niveo collo con le mani mentre con garrula voce strozzata declama una scena di sesso estremo che sembra tratta da un passo di De Sade. Gli uomini deglutiscono impietriti mentre la lettrice li trafigge con lo sguardo e con i palpiti della sua teatralità. Un Park Chan Wook che non ti aspetti, grande maestro di un’iconografia di giada e porcellana, un’immagine patinata e perfetta che nel cinema asiatico ha i due grandi alfieri proprio in Park e Kim Ki Duk, entrambi coreani, a testimonianza del grande fermento culturale che pervade questa piccola nazione. Ma non c’è solo forma nel cinema di Park. Nei suoi lavori si avverte una vibrazione sotterranea costante che attraversa come un’onda sonora tutta la narrazione. Una sorta di potente messaggio sommerso che lentamente ma inesorabilmente affiora in superficie con insolente solennità. Penetrare il significato di The Handmaiden significa sostanzialmente mettersi in gioco come spettatori, sbucciando questa metaforica cipolla per carpirne l’intimo cuore. Naturalmente non saremo noi (nessuno in verità può farlo) a dirvi quale esso sia.

Titolo Originale: Ah-ga-ssi

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Marco Belemmi

Sono un essere senziente. Mi occupo di varia umanità dall’età di circa due anni. Sono giunto al mezzo secolo di esperienza vissuta su questo Pianeta. Laureato in Lettere Moderne con una tesi sulla Poetica dell’ultimo Caproni nel 1996. Interessato al cinema dall’età di tre anni e mezzo dopo una sofferta visione dei Tre Caballeros della Disney, opera discussa e aspramente criticata in presenza delle maestre d’asilo. Alla perenne ricerca di un nuovo Buster Keaton che possa riportare luce nelle tenebre. Registi preferiti: Akira Kurosawa, Stanley Kubrick, Andrei Tarkovsky.

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