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Recensione a cura di

Scheda Film

Thelma & Louise non è solo un lungo canto alla libertà, all’emancipazione femminile, all’affrancamento da ogni convenzione sociale. Thelma & Louise è anche un road movie innamorato dei luoghi che lambisce, un delicato ritratto psicologico di due donne che riscoprono la propria sensibilità, fino a quel momento sopita dall’agghiacciante routine, viaggiando insieme. Ridley Scott plasma due figure femminili che sono divenute simbolo di ribellione ad una società patriarcale per molti versi opprimente, due vere e proprie icone di un anticonformismo giocato sugli sguardi, sulle parole, sulla fragile complicità delle due protagoniste. La storia narrata è imperniata sul casus belli che vede le due ragazze uccidere un balordo molestatore in un parcheggio pubblico. Da quel momento inizierà la loro fuga che le porterà dall’Arkansas all’Oklahoma. Mentre la polizia stringe il cerchio intorno a loro, le due fanciulle vivranno la strada come un prisma che restituisce sensazioni sopite, paesaggi inesplorati, atmosfere mai assaporate. Menzione di rito per la scena finale: il volo in stop-motion dell’auto che si getta nel precipizio e l’inquadratura ravvicinata dei due visi sorridenti, è entrata a buon diritto nell’immaginario collettivo andando a costituire una sorta di wallpaper virale impresso nel desktop della nostra mente. Thelma e Louise non cedono di fronte all’oppressività della società, non arretrano dinanzi a chi ha dato loro la caccia, non scelgono la via più facile. Al contrario la loro è un’apologia della libertà, del più assoluto affrancamento da ogni vincolo, il loro sorriso che si perde nel vuoto è uno squarcio nell’anima di tutti noi.

Titolo originale: Thelma & Louise

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