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Recensione a cura di

Scheda Film

Un film claustrofobico questo “Das Boot” di Petersen tratto da un romanzo di Lothar Günther Buchheim. Un’opera che mantiene i riflettori puntati sulla vita di un equipaggio di sottomarino durante la Seconda Guerra Mondiale. La cura maniacale per ogni dettaglio, per le emozioni inscatolate dei personaggi, per i dialoghi serrati e profondi, per il taglio antimilitarista della storia: tutto ciò fa di Das Boot un’opera assolutamente unica nel panorama del genere bellico. La storia è quella di un sottomarino tedesco e del suo equipaggio impegnato in missioni intorno all’Inghilterra nel 1941. Le consegne del mezzo subacqueo sono di attaccare e distruggere i rifornimenti diretti in Gran Bretagna. Il mezzo navale fa base nel porto francese di La Rochelle, ma l’equipaggio trascorre lunghissimi mesi in mare aperto senza mai vedere la luce del sole. Inseguimenti, ombre negli abissi, navi da affondare: tutto questo fa parte del loro orizzonte, e nient’altro. Una grande impostazione registica rende molto coinvolgente l’intreccio narrativo che rimane cupo e asfissiante dall’inizia alla fine. Alcune scene apocalittiche rimangono impresse nella memoria: come il sottomarino che dopo aver affondato la nave nemica lascia i superstiti in mare al loro destino, lasciandosi alle spalle un oceano in fiamme.

Titolo originale: Das Boot

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