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Recensione a cura di

Scheda Film

Vittorio De Sica si cala nel decadentismo di maniera dipingendo una storia di solitudine ed emarginazione. Umberto Domenico Ferrari deve combattere con la vita e i suoi squallidi tranelli arrabattandosi a vivere in una piccola camera in affitto. E’ tiranneggiato dalla padrona di casa che lo umilia quotidianamente ed ha come unica amica la donna delle pulizie che pur incinta è costretta a lavorare duramente. Un film amaro e cupo, con una sceneggiatura veramente palpitante, ottimamente redatta dal grande Cesare Zavattini. Il film è raccontato senza falsi drammi. Anche quando Umberto chiama l’ambulanza ed è portato in ospedale, non vi è alcuna tragedia, nessuna paura di morire in lui. Più tardi, quando Umberto considera il suicidio come unica soluzione per porre fine ai suoi patimenti, lo prende in considerazione in un modo così calmo e logico che riusciamo tranquillamente a seguire il suo ragionamento soppesando le alternative insieme a lui, e invece di essere manipolati dal terrore il nostro atteggiamento, come quello del protagonista, è calmo, freddo razionale. De Sica evita ogni tentazione di trasformare il suo eroe in uno di quegli amabili vecchietti di Hollywood interpretati da Matthau e Lemmon. Umberto Domenico Ferrari non è la vita che si trasforma magicamente in commedia dell’Arte, ma un uomo che vuole essere lasciato solo per andare avanti nelle sue quotidiane attività, non chiede nient’altro. E allo spettatore non rimane che immedesimarsi in lui sperando di poter affrontare la vita allo stesso modo: con coraggio e intraprendenza.

Titolo originale: Umberto D.

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