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Recensione a cura di

Scheda Film

Per alcuni (come Quentin Tarantino) Rio Bravo di Howard Hawks è IL film western per antonomasia: un capolavoro di teatralità cinematografica in cui le tre unità aristoteliche danno vita ad un crescendo di tensione impalpabile, di ostilità chiusa fuori, di nemici invisibili tenuti a distanza da un manipolo di disperati. La grandezza di Hawks sta nell’edificare un microcosmo dove le relazioni tra i personaggi sono l’architrave che ne sostiene l’esistenza: un nido pascoliano, una monade in cui riparare e sentirsi protetti grazie al mutuo conforto dei propri simili che ne fanno parte. La vicenda, assai scarna in verità, narra dell’improbo confronto tra lo sceriffo John T. Chance coadiuvato da tre squinternati aiutanti, e una banda di pistoleros decisi a liberare un collega dal carcere. Ambientato quasi interamente nell’ufficio dello sceriffo colpisce per la perfezione dei dialoghi, per la complessa architettura dei tempi di azione, per l’impareggiabile atmosfera di inquieto fatalismo che aleggia sulla narrazione. Un caposaldo del cinema moderno d’azione, ma anche della figura dell’antieroe tout court.

Titolo originale: Rio Bravo

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