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Recensione a cura di

Scheda Film

Uno splendido film sull’alienazione metropolitana e sulla difficoltà di comunicare con i propri simili a firma di un ispiratissimo Schlesinger alla regia e di un Dustin Hoffman davvero straordinario, alla sua seconda prova dopo Il Laureato. Un ragazzotto di provincia arriva a New York carico di speranze, finirà per fare il Gigolò con l’aiuto di Rico, uno sbandato che vive di espedienti ai margini della società. Tra i due si instaurerà una strana ma profonda amicizia, un legame che li porterà a fuggire dallo squallore metropolitano che li circonda per tentare di coronare il sogno di sole e libertà a perdita d’occhio. Il personaggio di Rico (Ratso nell’edizione originale) è la chiave di volta di tutto l’impianto narrativo, il suo rancore verso quella società che l’ha relegato ai margini costringendolo ad arrabattarsi per vivere è il sentimento che meglio descrive l’opera di Schlesinger. Il suo livore è il livore dei vinti, il suo sgradevole aspetto fisico, le sue menomazioni (è zoppo e ha la tubercolosi) sono sublimate nell’atletismo e nella prestanza di Joe Buck. Rico incontrando Joe comprende che ha una speranza di redenzione trasferendo in quel ragazzo pulito tutta la sua lancinante voglia di sopravvivere ad un meccanismo che l’ha dilaniato. Un’opera straziante sull’emarginazione e sulla voglia di riscatto.

Titolo originale: Midnight Cowboy

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