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Recensione a cura di

Scheda Film

Un documento terribile sulle devastazioni e le atrocità commesse dall’esercito nazista nella campagna russa del 1943. Al contempo un’opera di assoluto rilievo estetico, di fatto unanimemente considerato uno dei più bei film di guerra mai girati. Tratto da un racconto di guerra di Ales Adamovich e rielaborato in un suggestivo registro introspettivo da Elem Klimov narra le vicende di un sedicenne bielorusso, travolto dall’invasione tedesca e dal vortice di orrore che gli invasori si lasciano alle spalle. E’ singolare come Klimov, dopo quello che viene considerato il suo capolavoro, non realizzerà più nessun’altra opera, come se l’immane sforzo creativo profuso in Va’ e Vedi l’abbia svuotato: lui stesso in più di un’intervista ammetterà che dopo aver finito di girare questo film si ritrovò in totale crisi espressiva, come se avesse già detto tutto quel che aveva da dire. Grazie al successo di quest’opera Klimov fu nominato da Gorbaciov primo segretario dell’Unione dei Cineasti, il potente sindacato russo per le opere cinematografiche, ma non tornò mai più a calcare un set.

Bielorussia, 1943. Il sedicenne Flёra Gaišun trova per caso un fucile e decide di arruolarsi nella resistenza partigiana contro l’invasore tedesco che arriva da ovest. Nonostante la madre lo scongiuri di restare a vegliare su lei e le due sorelline, Flёra parte per il fronte. Inizia così un travagliato periplo nell’orrore della guerra: il ragazzo si unisce a reparti di civili militarizzati in fretta e furia e senza un vero e proprio obiettivo militare. Flёra fa amicizia con una maliziosa e procace ragazza che sembra distoglierlo per un attimo dalle crudeltà di un conflitto bellico immanente e totale. Tornato al proprio villaggio dopo un attacco di aviazione e artiglieria troverà i propri famigliari trucidati, rifiutando la visione dei cadaveri ammucchiati ai margini del villaggio e gettandosi alla loro inutile ricerca nelle paludi circostanti. Flёra continua a vagare senza meta all’interno di una devastazione sempre più totale, sempre più surreale. Si unisce a tre soldati sbandati condividendo con loro un pezzo di strada per poi restare di nuovo solo dopo la loro morte. Infine giunge ad un villaggio dove per la prima volta incontra il nemico dal vivo. I tedeschi ammassano donne e bambini in una grande baracca poi la incendiano gustandosi lo spettacolo, in una raccapricciante sequenza di morte. Flёra sconvolto e disgustato viene lasciato fuori ad assistere a quel macabro spettacolo per poi fingersi morto e scampare al massacro. Ma grazie ad una brigata di partigiani potrà avere la sua amara vendetta.

Un’opera brutale e silenziosa, vasta come le immense foreste che Flёra attraversa, di una bellezza lancinante. Tante le scene memorabili che colpiscono come magli determinando un’iconografia del dolore: la foto di gruppo con i soldati tedeschi che irridono i cadaveri tenendo una pistola puntata alla tempia del ragazzo, l’anziano ufficiale della Wehrmacht con un cincillà sulla spalla che non si cura del destino delle sue vittime, la donna dell’esercito tedesco che mangia aragosta nell’auto contemplando compiaciuta corpi e vite bruciare nell’agonia di un dolore senza fine, Flёra che trovato un ritratto di Hitler usa per la prima volta il suo sghembo fucile sparando con rabbia e amarezza al ritratto di quell’uomo che aveva causato tanta sofferenza, l’aereo da ricognizione tedesco che più volte passa sulla testa di Flёra ad annunciare distruzione e morte in un volo algido e silenzioso, muto messaggero di morte.

Titolo originale: Idi i smotri

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