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Recensione a cura di

Scheda Film

Billy Wilder è uno dei registi americani che ha massicciamente contribuito all’edificazione del mito di Hollywood dal dopoguerra in poi. In questo film la sua indagine psicologica si dirige sulla decadenza delle star. Il film è infatti incentrato sulla figura di Norma Desmond, un’attrice del cinema muto caduta nell’oblio. Il mondo che circonda Norma diviene un microcosmo reclusivo in cui amori, tradimenti e storie di uomini si mescolano indissolubilmente. Disillusione, solitudine ed emarginazione sono le uniche sensazioni che costellano le giornate di questo mito decaduto. Un film splendido nel suo amaro cinismo di fondo. Basta guardare i titoli di coda per rendersi conto della grandezza di quest’opera: non meno di sette figure di spicco di Hollywood appaiono come se stessi, nessuno di loro in una luce del tutto lusinghiera. Buster Keaton, per esempio, una volta genio della comicità, gigante del cinema muto, è ridotto ad una sorta di statua di cera, una patetica figura in cui l’invecchiamento fisico è sopraggiunto in parallelo all’avvento del sonoro. Ma il cuore della storia è Norma Desmond, ex regina del muto, interpretato con intensità ipnotica da Gloria Swanson, lei stessa ex regina del muto. La sua performance è delirante, allucinata, la sua caduta dal firmamento di Hollywood è melodrammatica e tragica e, per proprio questi motivi, perfetta. L’ultima scena è memorabile e magistrale: Norma, dopo aver ucciso il suo amante infedele Joe, si prepara ad affrontare i fotografi che l’attendono nell’atrio, ai piedi della scalinata. Gli operatori del cinegiornale accendono i riflettori e sono pronti a girare per documentare l’arresto. Norma non comprende il vero motivo della loro presenza, rivive i momenti sublimi in cui Cecil B. DeMille la ritraeva durante le riprese di uno dei suoi film. La donna si concede alla cinepresa con voluttà e alienazione, in un piano sequenza meraviglioso scende lentamente la scalinata mentre tutti i presenti sono immobili, cariatidi marmoree pietrificate alla presenza della Diva, afone ombre private della dignità del movimento. Lo spazio si contrae e si arresta al sontuoso incedere della Diva, lei sola è l’unico elemento dinamico della scena, l’unico lacerto di Grazia al centro dell’avido sguardo di Wilder. Norma è tornata una Stella del cinema muto, declama il suo amore eterno per le cineprese, i riflettori, il pubblico che segue i suoi movimenti nell’ombra, poi con un ultimo sguardo ferino annuncia: “eccomi DeMille, sono pronta per il mio primo piano”.

Titolo originale: Sunset Blvd.

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