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Recensione a cura di

Scheda Film

Lubitsch, maestro della levità, raccoglie la sfida di un argomento spinoso come il nazismo (in tempo di guerra) e realizza un’opera ironica e profonda. Nella Polonia occupata una compagnia di attori mette in scena l’Amleto di Shakespeare dopo aver ricevuto il veto della censura tedesca su un dramma intitolato Gestapo. Il tutto avviene sotto gli occhi dei nazisti invasori. Sullo sfondo una complicata vicenda di spionaggio in cui la compagnia prende parte per evitare guai alla resistenza polacca. Celebre la scena del monologo to be or not be (da cui il titolo del film) che vede il dipanarsi di un incredibile girandola di equivoci presso i tedeschi. Un’opera fresca, leggera, intelligente, pungente, quasi parodistica, ma mai volgare nei toni. Un film che seppe far uso di un sobrio sarcasmo per mettere in luce le orrende contraddizioni del nazismo e la spietata macchina repressiva che (ancora) celava. Un film dunque che ha in nuce una denuncia sociale stratificandola, attraverso l’arma dell’ironia, in vari livelli: il livello teatrale, quello del linguaggio ,quello dell’espressività, quello della società tout court.

Titolo originale: To Be or not To Be

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Marco Belemmi

Sono un essere senziente. Mi occupo di varia umanità dall’età di circa due anni. Sono giunto al mezzo secolo di esperienza vissuta su questo Pianeta. Laureato in Lettere Moderne con una tesi sulla Poetica dell’ultimo Caproni nel 1996. Interessato al cinema dall’età di tre anni e mezzo dopo una sofferta visione dei Tre Caballeros della Disney, opera discussa e aspramente criticata in presenza delle maestre d’asilo. Alla perenne ricerca di un nuovo Buster Keaton che possa riportare luce nelle tenebre. Registi preferiti: Akira Kurosawa, Stanley Kubrick, Andrei Tarkovsky.

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