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Recensione a cura di

Scheda Film

Un film che ha ridisegnato i canoni del musical purificandolo dalla patina di buonismo hollywoodiano e calandolo nel contesto metropolitano dove il ballo si trasfigura come lotta per la sopravvivenza, desiderio di emergere, canone espressivo corporeo inteso come primo linguaggio istintuale. Grazie allo straordinario lavoro di Leonard Bernstein in sede di coreografia il ballo diviene dunque pura narrazione, un nuovo potente linguaggio con cui poter raccontare una storia codificandone i contenuti in una nuova esperienza semantica. La storia di West Side Story è la rilettura in chiave moderna di Romeo e Giulietta: due bande rivali, i Jets e gli Sharks, si affrontano nei bassifondi per il dominio territoriale. L’amore di Maria, sorella del capo degli Sharks, per Tony, appartenente alla banda rivale, cambierà i termini e la sorte della contesa precipitando gli eventi fino al tragico epilogo. Canzoni come “I Feel Pretty”, “One Hand, One Heart” “Something’s coming” divennero istantaneamente delle hit, a testimonianza del successo del film entrato di prepotenza nel subconscio culturale di una generazione. Dieci oscar santificarono l’opera che rimane un monumentale inno al potere espressivo del corpo, della musica, delle immagini.

Titolo originale: West Side Story

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