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Recensione a cura di

Scheda Film

Sarebbe un insulto definire il ventinovenne Damien Chazelle un promettente filmmaker alla sua seconda prova perchè Whiplash è oggettivamente un’opera di livello assoluto, realizzata con un mestiere magistrale e consumata perizia, capace di mietere consensi e ammirazione sia di pubblico che di critica. In effetti stiamo parlando di un film con un budget limitato (3 milioni di dollari) che tecnicamente sembra realizzato da un regista dallo smisurato bagaglio tecnico e con decennale esperienza in campo cinematografico. Viene piuttosto da chiedersi come nasca un talento così cristallino e quali siano state le basi nella sua formazione che gli abbiano consentito di raggiungere un simile livello registico. Whiplash è essenzialmente un atto di amore per il Jazz. Tutto in questo film è codificato con il linguaggio sincopato e libertario del Jazz: dalla narrazione, all’interpretazione degli attori, all’uso delle luci per finire alla colonna sonora. E’ la storia di un’ossessione: quella di Andrew, giovane batterista jazz, di suonare con l’orchestra del conservatorio Schaffer di New York. Andrew riesce a far parte dell’orchestra come batterista di riserva agli ordini del terribile Terence Fletcher, direttore e mentore dell’orchestra. Fletcher è una sorta di sergente Hartman in campo musicale: brutalizza e tiranneggia i ragazzi del suo ensemble per ottenere il massimo da loro, spremere al limite delle possibilità umane i loro giovani talenti al fine di raggiungere performance di rara perfezione esecutiva. Con l’ingresso di Andrew Fletcher si concentra su di lui e lo spinge oltre la soglia della sua resistenza fisica nel tentativo di trovare una base ritmica perfetta per la sua orchestra. Dopo tremende difficoltà Andrew sembra trovare quell’alchimia ricercata da Fletcher ma alla prova decisiva Andrew fallirà. Uscito dall’orchestra si lascerà convincere dal padre a denunciare i metodi brutali del suo insegnante, causandone l’allontanamento dal conservatorio. Tempo dopo Andrew e Fletcher si ritroveranno e sarà l’occasione di una resa dei conti dall’esito imprevedibile. Meravigliosa la scena finale, con l’assolo di Andrew che pulsa come il battere ritmico del vento spandendosi nell’aria come un uragano inarrestabile.

Titolo Originale: Whiplash

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Marco Belemmi

Sono un essere senziente. Mi occupo di varia umanità dall’età di circa due anni. Sono giunto al mezzo secolo di esperienza vissuta su questo Pianeta. Laureato in Lettere Moderne con una tesi sulla Poetica dell’ultimo Caproni nel 1996. Interessato al cinema dall’età di tre anni e mezzo dopo una sofferta visione dei Tre Caballeros della Disney, opera discussa e aspramente criticata in presenza delle maestre d’asilo. Alla perenne ricerca di un nuovo Buster Keaton che possa riportare luce nelle tenebre. Registi preferiti: Akira Kurosawa, Stanley Kubrick, Andrei Tarkovsky.

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