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Che valore ha il cinema di Netflix? Può essere equiparato al Cinema convenzionale proiettato su un grande schermo in una sala pensata e studiata per riprodurre al meglio l’opera cinematografica? Era nel giusto Pedro Almodovar quando ha puntato il dito contro Okja, l’opera prodotta da Netflix presentata a Cannes, sostenendo che quel film non doveva partecipare al concorso visto che non sarebbe mai stato proiettato in un Cinema? Più o meno queste sono le domande che si sono posti i ragazzi di Viaggio nella Luna in questa puntata in cui si sono prese in considerazione proprio due opere targate Netflix: Mute di Duncan Jones e Annihilation di Alex Garland.

Netflix sicuramente ha portato nuova linfa vitale all’interno del carrozzone Cinema: nuove fastose produzioni, totale libertà artistica per registi e sceneggiatori, progetti lungimiranti, ambiziosi e non omologati alle logiche del profitto di una certa parte di Hollywood. Questi sono fattori positivi incontrovertibili. Poi naturalmente c’è una sostanziale perdita del circuito cinematografico facendo passare i propri film esclusivamente sulla propria piattaforma di streaming. Ma anche qui ci sono eccezioni: per esempio Annihilation ha avuto passaggi anche al cinema in determinate nazioni (Usa, Canada e Cina). La questione Netflix insomma divide critici, cinefili e operatori del settore, ma è indubbio che abbia apportato ricchezza all’offerta cinematografica, e il bilancio appare più positivo che negativo.

Poi i ragazzi prendono in esame i due film in questione parlandone diffusamente e fornendo agli ascoltatori un valido sostegno critico per affrontare la visione di questi due film. Mute narra la storia di un barman muto che si mette alla ricerca della propria fidanzata in compagnia di amici squinternati che lo aiuteranno nell’impresa. Annihilation parla di un team di scenziate che viene inviato in un’area contaminata da un non precisato oggetto caduto dallo spazio che dopo aver colpito un faro sulla costa ha diffuso una strana aura di luce rifratta in cui accadono ancor più strani avvenimenti.

In studio conducono Marco Belemmi, Federico Minguzzi, Alessandro Nunziata e Francesco Morosini. Buon Ascolto.

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Marco Belemmi

Sono un essere senziente. Mi occupo di varia umanità dall’età di circa due anni. Sono giunto al mezzo secolo di esperienza vissuta su questo Pianeta. Laureato in Lettere Moderne con una tesi sulla Poetica dell’ultimo Caproni nel 1996. Interessato al cinema dall’età di tre anni e mezzo dopo una sofferta visione dei Tre Caballeros della Disney, opera discussa e aspramente criticata in presenza delle maestre d’asilo. Alla perenne ricerca di un nuovo Buster Keaton che possa riportare luce nelle tenebre. Registi preferiti: Akira Kurosawa, Stanley Kubrick, Andrei Tarkovsky.

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