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In occasione dell’uscita nelle sale di tutto il mondo de Il Filo Nascosto (The Phantom Thread), il nuovo atteso film di Paul Thomas Anderson, la troupe di Viaggio Nella Luna dedica un’intera puntata al regista californiano ripercorrendone la filmografia e la vita artistica.

L’esordio alla regia di Paul Thomas Anderson avviene con il film Sydney (1996),titolo originale Hard Eight, un magnifico noir ambientato nel mondo del gioco d’azzardo di Las Vegas, con tre attori feticcio che ritorneranno in tutti i film degli esordi del regista: Philip Baker Hall, John C. Reilly e Philip Seymour Hoffman. Presentato a Cannes nel 1996 il film ebbe un’ampia risonanza grazie ad un ritmo narrativo e ad una tecnica registica che rendono l’opera un’autentica gemma. Con un simile debutto il regista si impose immediatamente all’attenzione della critica e l’anno seguente, nel 1997, fece di nuovo parlare di sè con il meraviglioso Boogie Nights – L’altra Hollywood, una sorta di viaggio iniziatico all’interno dell’industria del cinema porno degli anni ’60 e ’70. Un’opera affascinante, che non mancò di stupire chi si aspettava un regista dedito esclusivamente a noir e thriller. Paul Thomas Anderson al contrario dimostrò la sua totale versatilità impegnandosi a raccontare la vita di un divo del porno attraverso una parabola di ascesa e discesa che documenta il fermento e l’alienazione di un mondo del tutto celato rispetto al culto ufficiale celebrato con rutilante liturgia a Hollywood.

Ma è con Magnolia (1999) che Anderson raggiunge il suo apice artistico divenendo uno dei più amati e celebrati registi della Nuova Hollywood. Un film composto da nove storie che si intrecciano e si intersecano durante la narrazione del film che viene comunque percepita come un compatto corpo unico. La definizione psicologica dei personaggi è davvero grandiosa, in questo sorretta dallo splendido cast assemblato per girare il film. Colpì molto, ad esempio, il personaggio di Tom Cruise, un telepredicatore dedito all’affermazione virile dell’uomo sulla donna mediante un approccio machistico. Naturalmente ogni personaggio, dietro la granitica facciata, nasconde abissi emotivi e debolezze strutturali che lo rendono oltremodo vulnerabile, ed è questo in definitiva il suo conturbante fascino che attira l’attenzione del narratore. Il film appare in definitiva come la descrizione minuta della fragilità umana attraverso ogni più recondito aspetto.

Dopo Ubriaco d’Amore del 2002 Paul Thomas Anderson ritorna con un grande film: Il Petroliere (2007), una sorta di biografia intimista di un personaggio controverso che fece dell’ambizione e della smodata convinzione delle proprie idee un totem assoluto intorno al quale far ruotare tutta la propria vicenda umana. Un uomo talmente complesso e oscuro che soltanto un grande attore come Daniel Day Lewis poteva interpretarne il complesso ruolo. Ne uscì una sorta di documento programmatico con cui PTA costruì di fatto la propria visione estetica del mondo, a detta di molti ancora adesso opera insuperata del regista californiano.

Dopo The Master e Vizio di Forma si arriva dunque all’odierno Il Filo Nascosto, un raffinato viaggio attraverso la moda londinese degli anni ’50 attraverso gli occhi di un uomo che seppe costruirsi da solo la propria fortuna con una visione geniale ed estetizzante. Anche questo personaggio non poteva che essere interpretato da Daniel Day Lewis, qui, per sua stessa dichiarazione, al suo ultimo film da professionista, avendo intenzione di lasciare definitivamente le scene.

In studio conducono Alessandro Nunziata, Francesco Morosini e Marco Belemmi. Buon Ascolto.

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Marco Belemmi

Sono un essere senziente. Mi occupo di varia umanità dall’età di circa due anni. Sono giunto al mezzo secolo di esperienza vissuta su questo Pianeta. Laureato in Lettere Moderne con una tesi sulla Poetica dell’ultimo Caproni nel 1996. Interessato al cinema dall’età di tre anni e mezzo dopo una sofferta visione dei Tre Caballeros della Disney, opera discussa e aspramente criticata in presenza delle maestre d’asilo. Alla perenne ricerca di un nuovo Buster Keaton che possa riportare luce nelle tenebre. Registi preferiti: Akira Kurosawa, Stanley Kubrick, Andrei Tarkovsky.

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