Un “filmicidio”, dice Maresco. Un’accusa pesante, lanciata come un sasso nello stagno immobile della produzione cinematografica italiana, generando cerchi concentrici di mistero e fascino che si propagano fino a noi, spettatori, chiamati a decifrare l’enigma di “Un film fatto per Bene”. Non un semplice documentario, non una biografia convenzionale, ma un’opera che sembra nascere dalle ceneri di un progetto interrotto, un frammento di un’opera maggiore sfuggita al controllo, un’epopea incompiuta che risuona di echi benedettiani.
La scomparsa di Maresco, regista e attore del film, dopo l’accusa di “filmicidio”, non è solo un espediente narrativo, ma un’autentica metafora del processo creativo, del conflitto tra visione artistica e imposizione commerciale. Ricorda, in un certo qual modo, la leggendaria dispersione e la successiva riscoperta di frammenti di film perduti, come i rari materiali ritrovati di qualche regista sperimentale degli anni ’60, ma con l’aggiunta di una potente dimensione di suspense e mistero.
Il cast, guidato dallo stesso Maresco, affiancato da Umberto Cantone e Francesco Conticelli, contribuisce a dare corpo a questa sensazione di precarietà, di opera in divenire. Sono volti che sembrano usciti da un dipinto di Morandi, figure enigmatiche che si muovono in un labirinto di relazioni non del tutto chiare, come in un’opera di Antonioni, sospesi tra realtà e finzione. Maresco, in particolare, incarna una figura quasi shakespeariana, un autore combattuto tra il desiderio di espressione artistica pura e le pressioni del mondo esterno. La sua presenza, poi, riporta alla mente il suo stile documentaristico, fatto di osservazione attenta e di ironia tagliente, rendendo la potenziale narrazione dell’opera un viaggio introspettivo nella sua stessa poetica.
L’ombra di Carmelo Bene aleggia su tutto il film, un’ombra pesante ma anche stimolante. Non è solo l’oggetto del film interrotto, ma un’ispirazione, un modello, un’icona di ribellione contro le convenzioni. L’apocalittico autore del cinema italiano diviene così il fantasma protettore di questo nuovo lavoro, che sembra voler ripetere, in chiave moderna, la sfida benedettesca alla struttura narrativa e ai dogmi estetici.
La telefonata dell’amico, che richiama i partecipanti al progetto, apre la strada a una sorta di indagine, una ricerca non solo dell’autore scomparso, ma anche del significato stesso del film interrotto. È una metafora della complessa opera di ricostruzione dell’identità artistica, un’opera di archeologia cinematografica che richiede allo spettatore un atto di partecipazione attiva, una collaborazione intellettuale per decifrare il senso ultimo dell’opera.
Pensate all’atmosfera claustrofobica di un film di Bresson, ma filtrata attraverso la lente deformante, quasi onirica, di un incubo surrealista. “Un film fatto per Bene” non si limita a raccontare una storia, ma costruisce un’esperienza sensoriale, un’immersione nella psiche di un artista e nella fragilità della creazione artistica. La ricerca di chi ha partecipato all’impresa per riscoprire l’autore, richiama alla mente quella ricerca di frammenti d’arte dispersa, come un’avventura alla “Indiana Jones” ma ambientata nel mondo spesso oscuro e imprevedibile del cinema italiano.
Per chi apprezza il cinema come forma di sperimentazione, come terreno di scontro tra visioni contrastanti, “Un film fatto per Bene” è un’esperienza imprescindibile. Non è un film per chi cerca intrattenimento leggero, ma per chi desidera affrontare un viaggio introspettivo e intellettualmente stimolante nel cuore del cinema, e nel cuore della creazione artistica in generale.
Andate al cinema a vedere questo film se siete affascinati dal cinema come espressione artistica pura, se apprezzate i film che vi lasciano interrogativi e spunti di riflessione piuttosto che risposte semplici, se siete curiosi di assistere ad un esperimento cinematografico che non teme di confrontarsi con le proprie contraddizioni e con le difficoltà della creazione artistica. Se non siete tra queste categorie di spettatori, allora forse è meglio lasciar perdere: “Un film fatto per Bene” non è certo un’opera di facile digestione, ma un’esperienza che richiede impegno e una sensibilità particolare.
Scheda Film
Voto:
Regista: Franco Maresco
Cast: Umberto Cantone, Franco Maresco, Francesco Conticelli, Marco Alessi, Bernardo Greco
Sceneggiatura: Franco Maresco, Claudia Uzzo, Francesco Guttuso
Data di uscita: 05 Set 2025
Titolo originale: Un film fatto per Bene
Paese di produzione: Italy
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