Il battito cardiaco del cinema mondiale, si sa, non è confinato ai red carpet patinati di Cannes o alle lagune veneziane. Pulsa con eguale, se non maggiore, intensità nei mercati dei contenuti, in quelle fucine dove le idee prendono forma, i talenti si incontrano e i finanziamenti diventano linfa vitale per i progetti. È con questa consapevolezza che i nostri sensori si sono accesi sul TIFFCOM 2025 – il Tokyo International Film Festival Contents Market – che, dal 29 al 31 ottobre 2025, ospiterà la sesta edizione del Tokyo Gap-Financing Market (TGFM) al Tokyo Portcity Takeshiba. Non una semplice appendice del festival, ma una piattaforma strategica, un vero e proprio hub euro-asiatico dove il futuro del cinema viene plasmato con la precisione di un artigiano e la visione di un profeta.
Il TGFM si configura come un appuntamento cruciale per progetti cinematografici in cerca del tassello finale del loro mosaico finanziario. L’opportunità di incontri one-to-one con professionisti del settore non è un dettaglio, ma la chiave di volta di questo meccanismo: è lì che l’idea, la sceneggiatura, la visione di un regista possono trasformarsi da potenziale in realtà concreta. Ma attenzione, il TGFM non è un porto per sogni indefiniti: richiede che i progetti abbiano già garantito almeno il 60% del budget totale, un filtro selettivo che assicura la concretezza e la maturità delle opere presentate. E, naturalmente, devono contenere elementi “asiatici”, un requisito che non è una limitazione, ma un invito a esplorare la ricchezza culturale e narrativa di un continente che è sempre più al centro delle dinamiche globali, anche cinematografiche.
In questo scenario, la presenza dell’Italia si conferma non solo rilevante, ma in crescita esponenziale. Grazie all’entrata in vigore l’anno scorso dell’accordo di coproduzione cinematografica tra il Giappone e il nostro Paese, le porte del Sol Levante si sono spalancate per i nostri talenti. E, come già avvenuto in passato, l’Italia torna tra le nazioni ospiti con ben tre progetti selezionati dalla Direzione Generale Cinema e Audiovisivo del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e da Cinecittà. Tre progetti che, nella loro diversità, ben rappresentano la vitalità e la poliedricità del nostro cinema: Tokyo Express di Eros Puglielli (per Be Water Film), un titolo che evoca immediatamente un viaggio, una corsa verso un altrove esotico, ma anche un’esplorazione dell’incontro tra culture; I Have to Fuck Before the World Ends di Andrea Benjamin Manenti (per Volos Films), un titolo provocatorio e irresistibile che promette di indagare con sguardo disincantato le ansie e i desideri di un’epoca al limite; e l’animato Copperbeak di Adriano Candiago, Giorgio Scorsa e Davide Rosio (per Movimenti Production srl), che ci ricorda come l’animazione italiana sia una forza creativa di primo piano, capace di confrontarsi con giganti del settore. Questi tre titoli non sono solo film, ma ponti culturali, avamposti di un dialogo che va ben oltre la mera produzione cinematografica, toccando temi di identità, globalizzazione e scambio creativo.
L’edizione di quest’anno vede un totale di 23 progetti selezionati (17 live-action e 6 d’animazione) provenienti da 26 Paesi, un vero e proprio crocevia di talenti e visioni. Spiccano, come era lecito attendersi, i progetti dal Sud-Est asiatico, terra di fermenti artistici e di voci che hanno già conquistato i grandi festival internazionali. Nomi come Diep Nguyen Hoang, il cui Flapping in the Middle of Nowhere ha incantato la Mostra del Cinema di Venezia nel 2014 vincendo il Premio FIPRESCI, o Don Josephus Raphael Eblahan, fresco del Gran Premio della Giuria al Sundance Film Festival per il suo The Headhunter’s Daughter, dimostrano una maturità e una profondità narrativa che sfida ogni preconcetto geografico. A loro si aggiunge l’esperienza del produttore Alemberg Ang, che con co-produzioni come Renoir e PLAN75 (quest’ultimo in Un Certain Regard a Cannes), ha dimostrato una capacità unica di tessere legami tra diverse cinematografie. Senza dimenticare Rafael Manuel, già Orso d’Argento della Giuria alla Berlinale per il suo cortometraggio Filipiñana, un segnale chiaro di come il talento non conosca gerarchie di formato.
Il settore dell’animazione, in rapida e spettacolare crescita nel Sud-est asiatico, è altrettanto ben rappresentato. John Aurthur Mercader, fondatore dei Puppeteer Animation Studios, porta un lungometraggio d’esordio che promette di essere un toccante viaggio nella narrazione culturale filippina. E l’indonesiano Ronny Gani, veterano delle collaborazioni internazionali con colossi come Lucasfilm (sì, avete capito bene, Lucasfilm!) e i franchise degli Avengers, testimonia un livello di expertise tecnico e creativo che rende l’animazione asiatica una delle forze motrici del cinema globale.
Il Giappone, naturalmente, non sta a guardare, ma si propone come partner e propulsore di nuove idee. Si segnalano un lungometraggio d’animazione frutto della collaborazione tra GENCO Inc. e Ayumu Watanabe, regista di numerosi film di Doraemon (la cui esperienza nel dare vita a icone culturali è inestimabile), e un anime di combattimento ambientato nel periodo Edo, diretto da Kazuaki Kuribayashi, il cui film pilota ha già totalizzato oltre 5 milioni di visualizzazioni online. Questi progetti non solo evidenziano la forza inesauribile dell’animazione nipponica, ma anche la sua capacità di innovare e di dialogare con il proprio ricchissimo patrimonio storico e mitologico. A questo si aggiungono co-produzioni internazionali che testimoniano l’apertura del Giappone: un adattamento di un manga giapponese diretto dal talento emergente coreano Jang Kun-jae; un progetto con la Spagna del regista Pedro Collantes, ambientato a Tokyo, che promette un incontro di sguardi tra Europa e Asia nella capitale nipponica; e una collaborazione con Taiwan firmata da Natsuki Seta, la cui opera Ikoku Nikki – Diary of a Strange Land ha già riscosso consensi nei festival di tutto il mondo.
Il programma completo è ulteriormente arricchito da una coproduzione Asia-Europa della pluripremiata regista turca Melisa Önel, un film horror soprannaturale del regista nippo-brasiliano Diogo Hayashi (una fusione di culture che fa presagire un’opera visionaria), e il progetto fantastico del poliedrico regista taiwanese François Chang. Questa mappa geografica e stilistica è la prova evidente di come il TGFM non sia un semplice mercato, ma una fucina di idee, un luogo dove le diversità diventano risorsa e l’ibridazione culturale genera nuova linfa vitale per il cinema.
E per chi volesse una prova tangibile del successo del TGFM, basta dare un’occhiata ai progetti usciti dalle precedenti edizioni. Nomi che oggi riempiono le sezioni più prestigiose dei festival internazionali sono passati di qui: da Dear Stranger di Tetsuya Mariko (edizione 2024), approdato al Busan International Film Festival, a Morte Cucina di Pen-ek Ratanaruang (edizione 2024), film d’apertura al San Sebastián Film Festival. E ancora, Little Amélie or the Character of Rain (France) di Liane-Cho Han e Maïlys Vallade (edizione 2023), che ha conquistato il Premio del pubblico ad Annecy e sarà alla premiere del Festival di Cannes 2025; o The Fox King (Malaysia, Indonesia) di Ming Jin Woo (edizione 2023), selezionato al Toronto International Film Festival 2025 e Busan. E non dimentichiamo il successo di Viaggio in Giappone (Japan, France, Germany, Switzerland) di Elise Girard (edizione 2022), presentato alle Giornate degli Autori della Mostra del Cinema di Venezia 2023, o In the Belly of a Tiger (India, Taiwan, France, USA, China) di Siddartha Jatla (edizione 2022), che ha fatto il suo ingresso al Festival di Berlino 2024 nella sezione Forum. Questi esempi dimostrano che il TGFM è una palestra per i talenti emergenti e una piattaforma di lancio per opere che non solo trovano finanziamento, ma anche risonanza internazionale.
Ma un festival non è solo mercato e proiezioni. È anche visione, leadership e orientamento critico. Ed è qui che entra in gioco un nome di assoluto prestigio: Carlo Chatrian. L’ex direttore dei festival di Berlino e Locarno presiederà la giuria del concorso internazionale alla 38ª edizione del Tokyo International Film Festival (TIFF), che si svolgerà dal 27 ottobre al 5 novembre. La sua nomina è un colpo da maestro, un segnale della volontà del TIFF di posizionarsi come un faro di rigore intellettuale e di curiosità estetica. Chatrian, con la sua profonda conoscenza del cinema, la sua esperienza curatoriale (inclusi programmi dedicati all’animazione giapponese) e i suoi molteplici viaggi in Giappone, porta a Tokyo non solo un curriculum invidiabile, ma una prospettiva unica, un ponte tra la critica europea e le sensibilità asiatiche. La sua presenza, come sottolineato dal presidente del TIFF Ando Hiroyasu, promette di portare “intuizioni acute e una passione incrollabile per il cinema” in un periodo di profonde trasformazioni globali.
Chatrian, critico cinematografico per diverse riviste, docente universitario, editorialista per La Stampa e programmatore per festival come l’Alba Film Festival e Visions du Réel, è una figura poliedrica che incarna la figura ideale del “nerd” cinematografico nel senso più nobile del termine: un intellettuale che ha fatto della sua passione per il cinema una missione culturale. La sua direzione del Museo Nazionale del Cinema di Torino e la sua appartenenza all’Academy of Motion Picture Arts and Sciences (AMPAS) e all’Academy of Italian Cinema, ne fanno una delle voci più autorevoli e rispettate del panorama internazionale. La sua presidenza a Tokyo non è un semplice incarico onorifico, ma un impegno intellettuale che promette di dare al TIFF una direzione chiara, un’identità ancora più forte, nel segno della qualità e dell’apertura.
In sintesi, il TIFFCOM 2025 e il suo TGFM, arricchiti dalla presenza di un gigante come Carlo Chatrian alla presidenza della giuria del festival, non sono solo un insieme di date e nomi. Sono il cuore pulsante di un sistema che lavora incessantemente per dare forma ai sogni, per tessere legami tra le culture, per dare voce a storie che altrimenti resterebbero nell’ombra. Sono la dimostrazione che il cinema, come una grande orchestra globale, è fatto di infiniti strumenti che suonano all’unisono, creando sinfonie inattese e indimenticabili. E in questo concerto, l’Italia, con i suoi talenti e le sue coproduzioni, suona una parte sempre più vibrante e autorevole.
Lungometraggi Live-Action in Concorso (Selezione Parziale):
- Tokyo Express di Eros Puglielli (Italia – per Be Water Film): Un progetto italiano che evoca un viaggio e un incontro tra culture.
- I Have to Fuck Before the World Ends di Andrea Benjamin Manenti (Italia – per Volos Films): Un titolo provocatorio che promette un’indagine sulle ansie contemporanee.
- Progetto del regista Diep Nguyen Hoang (Vietnam): Il cui lungometraggio d’esordio Flapping in the Middle of Nowhere ha vinto il Premio FIPRESCI a Venezia 2014.
- Progetto del regista Don Josephus Raphael Eblahan (Filippine): Vincitore del Gran Premio della Giuria al Sundance Film Festival per The Headhunter’s Daughter.
- Progetto del produttore Alemberg Ang (Filippine): Conosciuto per coproduzioni presentate a Cannes come Renoir e PLAN75.
- Progetto del regista Rafael Manuel (Filippine): Già vincitore dell’Orso d’Argento della Giuria alla Berlinale per il cortometraggio Filipiñana.
- Progetto del regista Pedro Collantes (Spagna – Coproduzione con Giappone): Un film ambientato a Tokyo, che promette un incontro di sguardi culturali.
- Progetto della regista Natsuki Seta (Taiwan – Coproduzione con Giappone): La cui ultima opera Ikoku Nikki – Diary of a Strange Land è stata apprezzata nei festival.
- Progetto della regista Melisa Önel (Turchia – Coproduzione Asia-Europa): Regista acclamata per la sua visione.
- Film horror soprannaturale del regista Diogo Hayashi (Niipo-brasiliano): Una fusione culturale per un’opera visionaria.
- Progetto fantastico del regista François Chang (Taiwan): Poliedrico artista con una spiccata vena fantastica.
- Tre ulteriori progetti di lungometraggi live-action giapponesi (titoli non specificati).
- Adattamento di un manga giapponese diretto dal talento emergente coreano Jang Kun-jae (Corea – Coproduzione con Giappone).
Lungometraggi d’Animazione in Concorso (Selezione Parziale):
- Copperbeak di Adriano Candiago, Giorgio Scorsa e Davide Rosio (Italia – per Movimenti Production srl): L’apporto italiano all’animazione internazionale.
- Lungometraggio d’esordio del regista John Aurthur Mercader (Filippine – Fondatore di Puppeteer Animation Studios): Incentrato sulla narrazione culturale filippina.
- Progetto del regista Ronny Gani (Indonesia): Veterano con collaborazioni internazionali (Lucasfilm, Avengers).
- Collaborazione tra GENCO Inc. e Ayumu Watanabe (Giappone): Regista di numerosi film di Doraemon.
- Anime di combattimento ambientato nel Giappone del periodo Edo, diretto da Kazuaki Kuribayashi (Giappone): Con un film pilota che ha già superato i 5 milioni di visualizzazioni online.