Film al Cinema

La vita è un Cult
News

Avengers: Doomsday si preannuncia una produzione stellare

Pubblicato il 11 Settembre 2025

Un’onda anomala di CGI, un maremoto di effetti speciali e un tsunami di esplosioni: questa è l’immagine che mi balza in mente leggendo le dichiarazioni di David Harbour, reduce dal set di Avengers: Doomsday, (diretto da Anthony e Joe Russo) che ha descritto la produzione come qualcosa di mai visto prima. Harbour, l’indimenticabile Hopper di Stranger Things, volto ruvido e sguardo intenso capace di incarnare la malinconia di un eroe fallimentare e la rabbia di un padre protettivo, si troverà ad affrontare un universo narrativo ben diverso da quello di Hawkins, Indiana, catapultato nel turbinio cosmico del Marvel Cinematic Universe.

La sua presenza nel cast, accanto a nomi già consacrati come Kang il Conquistatore interpretato da Jonathan Majors, (che dopo il suo memorabile debutto in Loki dovrà gestire la colossale responsabilità di essere il nuovo Thanos), promette un’interessante commistione di generi. Majors, con la sua capacità di restituire una complessità inquietante persino all’interno di personaggi apparentemente unidimensionali, potrebbe dare vita ad un villain all’altezza della saga, a patto che gli sceneggiatori riescano a renderlo credibile e tridimensionale, a evitare l’errore di ridurre Kang alla mera funzione di una forza distruttiva priva di motivazioni profonde.

I fratelli Anthony e Joe Russo, acclamati registi di “Avengers: Infinity War” e “Avengers: Endgame”, sono pronti a riprendere il timone dell’Universo Cinematografico Marvel per girare “Avengers: Doomsday”, la cui uscita è prevista per il 2026. Il loro ritorno è stato condizionato dalla possibilità di sviluppare una narrazione che potesse eguagliare in termini di impatto e portata i loro precedenti successi, con l’intenzione di offrire al pubblico un’esperienza cinematografica “impegnativa” e sorprendente.

La visione registica dei Russo per “Doomsday” si preannuncia grandiosa e complessa. I registi hanno confermato che gireranno il film in continuità con il suo sequel, “Avengers: Secret Wars”, un approccio che suggerisce una narrazione strettamente interconnessa e di ampio respiro. La loro intenzione è quella di creare una storia che non solo porti a compimento le diverse trame della Saga del Multiverso, ma che lo faccia in un modo che possa sorprendere e mettere alla prova gli spettatori.

Al centro della loro direzione vi è una stretta collaborazione con gli sceneggiatori, tra cui Stephen McFeely, già parte del team creativo di “Infinity War” ed “Endgame”, con il contributo anche di Michael Waldron (“Loki”, “Doctor Strange nel Multiverso della Follia”). Questa sinergia è evidente anche nel processo creativo sul set, dove i Russo sono noti per il loro metodo di “plus-ing”, ovvero di arricchire e perfezionare la sceneggiatura durante le riprese, accogliendo le idee degli attori per rendere le performance più autentiche e tridimensionali. Un esempio di ciò è l’entusiasmo espresso per il contributo di Robert Downey Jr. allo sviluppo del nuovo antagonista, il Dottor Destino, lodandone l’impegno nel definire la psicologia e il background del personaggio.

Confermando il loro stile distintivo, che bilancia scene d’azione corali mozzafiato con momenti di profondo sviluppo dei personaggi, i fratelli Russo si apprestano a orchestrare un evento cinematografico che si preannuncia come uno dei più ambiziosi nella storia del cinema di supereroi.

L’enormità della produzione, come descritta da Harbour, rimanda inevitabilmente ai kolossal hollywoodiani degli anni ’60, epopee visive che celebravano la potenza del cinema come strumento di costruzione di mondi fantastici. Penso a Ben-Hur di William Wyler, un esempio di artigianato impeccabile in grado di coniugare la spettacolarità delle sequenze d’azione con una profondità narrativa sorprendente. Ovviamente, la tecnologia ha fatto passi da gigante, e l’ambizione di Avengers: Doomsday è quella di creare uno spettacolo visivo senza precedenti, ma il rischio è quello di sacrificare la sostanza alla forma, di privilegiare il virtuosismo tecnico a discapito di una sceneggiatura solida e coinvolgente.

Ricordo, a questo proposito, il dibattito che ha accompagnato la saga di Star Wars: il fascino innegabile del mondo creato da George Lucas è stato spesso oscurato da una narrazione a tratti semplicistica e prevedibile. Il paragone non è del tutto azzardato, perché entrambi i franchise hanno l’ambizione di creare un universo narrativo complesso e vastissimo, ma il successo finale dipenderà dalla capacità di bilanciare l’ambizione visiva con la qualità della scrittura e dell’interpretazione.

Il riferimento alla “produzione mai vista prima” suscita in me una certa apprensione. Non si tratta di una semplice esagerazione promozionale? Il rischio, in questo tipo di produzioni mega-budget, è quello di cadere nella trappola del “più è meglio”, di sovraccaricare la narrazione con effetti speciali a discapito della coerenza stilistica e della profondità emotiva. La storia del cinema è piena di esempi di film tecnicamente impeccabili che sono però risultati narrativamente vuoti, delle grandi e vuote cattedrali di immagini.

Bisogna comunque riconoscere che i registi del MCU negli ultimi anni hanno dimostrato una crescente sensibilità per la complessità narrativa e per la caratterizzazione dei personaggi. La direzione artistica, dopo un periodo di ricerca, sembra aver trovato una sua identità, caratterizzata da un gusto per un realismo sporco che contrasta con la spettacolarità degli effetti speciali, rendendo il risultato più credibile. Il successo di questo film dipenderà dalla capacità dei fratelli Russo di mantenere questo equilibrio delicato tra spettacolo e sostanza, di non sacrificare la qualità della narrazione sull’altare del virtuosismo tecnico.

L’annuncio di Harbour ci lascia con un misto di eccitazione e perplessità. La promessa di una produzione senza precedenti è allettante, ma è fondamentale che questa promessa sia mantenuta a livello narrativo, che non si tratti solo di un’esibizione di potenza tecnologica. Solo il tempo potrà dirci se Avengers: The Kang Dynasty sarà un capolavoro o un semplice spettacolo pirotecnico.

Scritto da Marco Belemmi

Sono un essere senziente. Mi occupo di varia umanità dall'età di circa due anni. Sono giunto al mezzo secolo di esperienza vissuta su questo Pianeta. Laureato in Lettere Moderne con una tesi sulla Poetica dell'ultimo Caproni nel 1996. Interessato al cinema dall'età di tre anni e mezzo dopo una sofferta visione dei Tre Caballeros della Disney, opera discussa e aspramente criticata in presenza delle maestre d'asilo. Alla perenne ricerca di un nuovo Buster Keaton che possa riportare luce nelle tenebre e sale nei popcorn.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *