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Legendary Pictures: nuovi rumors di un film affidato a Denis Villeneuve

Pubblicato il 30 Settembre 2025

Il MonsterVerse di Legendary Pictures, quella monumentale (e talvolta soporifera) saga che ci ha regalato titani quali Godzilla, King Kong e una serie di creature al limite del didascalico, sembra non volerne sapere di andare in letargo. E la notizia bollente, che ha fatto tremare le fondamenta del web, riguarda un possibile, ennesimo spin-off, o forse un sequel indiretto, che promette di mescolare le carte in tavola con un approccio… diverso.

Stando a quanto si mormora nei salotti bene di Hollywood (ovvero, nei thread più reconditi di Reddit e nei corridoi meno illuminati dei comic con), la Legendary starebbe corteggiando un nome inaspettato per dirigere un nuovo capitolo: un regista noto per le sue atmosfere cupe, il suo minimalismo narrativo e la sua capacità di scavare nelle psicologie dei personaggi, piuttosto che nel numero di edifici distrutti. Il nome, sussurrato con timore reverenziale, è quello di… Denis Villeneuve.

Ora, prima che i puristi del cinema d’autore si straccino le vesti e i fan sfegatati dei mega-scontri titanici emettano ululati di disperazione, cerchiamo di analizzare questa potenziale (e francamente, intrigante) aberrazione. Villeneuve, il demiurgo dietro Arrival, Blade Runner 2049 e l’epopea di Dune, è l’antipode del blockbuster fracassone. La sua cifra stilistica è fatta di tempi dilatati, silenzi assordanti e una maestria visiva che trasforma ogni inquadratura in un quadro pittorico, spesso disturbante. Metterlo alla guida di un kaijū movie è come affidare a Werner Herzog la regia di un film dei Transformers: un’idea così folle da poter essere geniale. O un disastro epocale. Le probabilità sono equamente divise, e questo, amici miei, è ciò che rende la notizia succulenta.

Da Godzilla a Giger: Una Mutazione Genetica o un’Evoluzione Rischiosa?

Se il rumor fosse fondato, ci troveremmo di fronte a una mutazione genetica del genere. Pensateci: Villeneuve, che in Arrival ha saputo rendere il contatto con l’alieno un’esperienza quasi mistica, o che con Blade Runner 2049 ha infuso nuova linfa in un classico della fantascienza distopica, approcciando il MonsterVerse. Addio, forse, alle interminabili scazzottate notturne tra mostri illuminati male e protagonisti umani che fungono da semplice, e spesso irritante, riempitivo. Immaginate Godzilla non come una macchina distruttrice, ma come un’entità primordiale che incarna l’ira della natura, un’allegoria silente ma terrificante, filmata con la stessa grandiosità e il medesimo senso di stupore che Villeneuve ha saputo infondere nei vermi delle sabbie di Arrakis.

Il rischio, ovviamente, è che l’anima popcorn del MonsterVerse venga irrimediabilmente snaturata. I fan dei smash-and-grab potrebbero storcere il naso di fronte a un Godzilla più meditativo, magari impegnato a contemplare il tramonto su Tokyo (prima di calpestarlo, s’intende). Ma il potenziale guadagno è enorme. Villeneuve potrebbe elevare il genere a nuove vette artistiche, trasformando il kaijū movie da semplice spettacolo di distruzione a riflessione esistenziale sul rapporto tra l’uomo e l’ignoto, tra la civiltà e le forze indomabili della natura. Un po’ come Ridley Scott fece con Alien, trasformando un semplice B-movie di fantascienza in un capolavoro di terrore psicologico e design biomeccanico.

Il Precedente “Godzilla Minus One”: L’Esempio che Insegna?

Non a caso, questa notizia emerge in un momento in cui l’industria sta ancora digerendo il successo inaspettato di Godzilla Minus One. Quel film giapponese, con un budget irrisorio rispetto ai blockbuster hollywoodiani, ha dimostrato che si può fare un grande film di Godzilla non solo con una CG eccellente, ma soprattutto con una storia solida, personaggi empatici e un vero senso di terrore e disperazione. Ha ricordato a tutti che il mostro, per essere efficace, non deve essere solo grande e distruttivo, ma deve simboleggiare qualcosa, incarnare una paura ancestrale.

Villeneuve, in questo senso, sarebbe la scelta perfetta per recuperare questa dimensione simbolica. Il suo cinema è spesso intriso di una malinconia apocalittica, di un senso di ineluttabilità che ben si sposerebbe con la figura di un mostro millenario che emerge dagli abissi per ricordarci la nostra piccolezza. Le sue pellicole non hanno paura di porre domande scomode, di lasciare spazio all’ambiguità, di confrontare i personaggi (e lo spettatore) con forze che li trascendono. Un Godzilla villeneuviano potrebbe non essere solo un “re dei mostri”, ma un’entità quasi lovecraftiana, un orrore cosmico che ci costringe a confrontarci con la nostra insignificanza.

Una Scommessa Rischiosa ma Necessaria

Certo, la strada sarebbe irta di ostacoli. La Legendary sarebbe disposta a concedere a Villeneuve la libertà creativa necessaria per un’operazione del genere? O cercherebbe di imbrigliare il suo genio nelle gabbie del formato franchise? E Villeneuve stesso sarebbe disposto a immergersi in un universo narrativo così predefinito, dopo aver dimostrato di saper costruire mondi unici e personali? Le domande sono tante, le risposte poche.

Ma la sola idea che un regista di tale calibro possa affrontare un kaijū movie è sufficiente a riaccendere la scintilla dell’entusiasmo. In un panorama cinematografico sempre più omologato, dove l’originalità è merce rara e il rischio è spesso evitato in favore del brand consolidato, questa notizia (seppur per ora solo un rumor) è un faro. È la speranza che anche i generi più commerciali possano ambire a qualcosa di più, che il “cinema dei mostri” possa evolversi, mutare, e magari, chissà, regalare al pubblico un’esperienza che vada oltre la semplice distruzione. Il vostro critico di fiducia incrocia le dita, sperando che questa “mutazione” non sia un falso allarme, ma l’inizio di una nuova, affascinante era per i nostri amati giganti. E se dovesse andare male? Beh, avremo sempre il buon vecchio Godzilla contro King Kong per un sano, innocuo, e un po’ sciatto, divertimento.

Scritto da Marco Belemmi

Sono un essere senziente. Mi occupo di varia umanità dall'età di circa due anni. Sono giunto al mezzo secolo di esperienza vissuta su questo Pianeta. Laureato in Lettere Moderne con una tesi sulla Poetica dell'ultimo Caproni nel 1996. Interessato al cinema dall'età di tre anni e mezzo dopo una sofferta visione dei Tre Caballeros della Disney, opera discussa e aspramente criticata in presenza delle maestre d'asilo. Alla perenne ricerca di un nuovo Buster Keaton che possa riportare luce nelle tenebre e sale nei popcorn.

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