The Truth on Sendai City è uno di quei rari e preziosi miracoli cinematografici, un’opera di fantascienza umanista con uno stile di animazione in bilico tra Futurama e il Pianeta Selvaggio di Laloux. Un film che arriva in silenzio, senza il fragore dei blockbuster, e si insinua sotto la pelle con la forza di una domanda tanto semplice quanto terrificante. Il regista Marco Bolognesi, quasi uno sconosciuto al di fuori della cerchia dei festival, firma un’opera di una maturità e di una lucidità sconcertanti, un film che non ha bisogno di astronavi o di alieni per parlare del futuro, perché capisce che la fantascienza più profonda è sempre un’indagine sul presente.
Il film ci trasporta in una Sendai del prossimo futuro. Non è una metropoli noir e lisergica alla Blade Runner, fatta di pioggia acida e oscurità. Al contrario, la Sendai di Bolognesi è un’utopia realizzata: una città pulita, ordinata, sicura, dove non esiste crimine, povertà o conflitto sociale. Questa armonia perfetta è gestita dal “Big Brain”, un’entità, una intelligenza artificiale a livello cittadino, che governa ogni aspetto della vita pubblica e privata. Il suo scopo è nobile: massimizzare la felicità e la stabilità. E lo fa in un modo tanto ingegnoso quanto mostruoso: si nutre delle emozioni umane più forti e destabilizzanti—rabbia, passione, dolore, estasi—, “metabolizzandole” per mantenere l’equilibrio. In cambio di una vita serena e priva di ogni ansia, i cittadini hanno ceduto la loro capacità di sentire profondamente. La loro è un’esistenza placida, ma emotivamente sterile.
È in questo mondo di calma apparente che si intrecciano tre storie. C’è una giovane artista che si scopre incapace di creare, perché la sua arte si nutriva di quel caos emotivo che ora non esiste più. C’è un tecnico di basso livello che si occupa della manutenzione del Big Brain e che scopre un’anomalia, un segreto terrificante sul modo in cui l’entità “digerisce” le emozioni. E c’è un’anziana donna che vive aggrappata ai ricordi del “tempo di prima”, un’epoca di dolore e di gioia che i suoi concittadini hanno dimenticato o non hanno mai conosciuto. Le loro lotte silenziose contro il controllo benevolo ma totalizzante del Big Brain formano un mosaico corale, un’esplorazione sfaccettata della resistenza umana. Come notato dalla critica, la struttura del film è un deliberato omaggio al cinema di Robert Altman, in particolare a opere come America Oggi.
L’estetica del film è un capolavoro di coerenza. Bolognesi, da grande ammiratore della cultura giapponese, costruisce la sua Sendai visiva su due pilastri: l’architettura utopica di Kenzo Tange e la grammatica cinematografica di Yasujirō Ozu. La città è un trionfo di minimalismo, di linee pulite, di spazi ampi e ordinati, che riflettono la serenità forzata dei suoi abitanti. La macchina da presa di Bolognesi è quasi sempre statica, le inquadrature sono composte con un rigore geometrico, i personaggi si muovono all’interno del quadro con una grazia quasi coreografata. Questo stile, che ricorda la pacata osservazione del maestro Ozu, crea un effetto straniante: la perfezione formale dell’immagine entra in conflitto con il vuoto emotivo che essa rappresenta. Il Big Brain stesso, con una scelta geniale, non viene mai mostrato. La sua presenza è puramente sonora: un ronzio a bassa frequenza, costante e quasi impercettibile, che pervade ogni scena. È l’atmosfera stessa a essere il vero antagonista, un’entità invisibile e onnipresente.
Il film si inserisce in una nobile tradizione letteraria e cinematografica, quella della distopia. Il suo mondo ha la stabilità chimica de Il mondo nuovo di Aldous Huxley e la sorveglianza psicologica di 1984 di George Orwell. Ma se questi classici si concentravano sul controllo politico o genetico, l’opera di Bolognesi aggiorna il discorso all’ansia del XXI secolo: il controllo emotivo. Il patto che i cittadini di Sendai hanno stretto con il Big Brain è una versione estrema del patto che noi stessi stringiamo ogni giorno con i nostri social media e le nostre bolle algoritmiche: cediamo la nostra complessità emotiva e i nostri dati in cambio di una versione più semplice, più sicura e più prevedibile del mondo. Il film dialoga magnificamente anche con la fantascienza cinematografica più recente. Ha la stessa estetica levigata e la stessa critica al conformismo di un film come Gattaca, e condivide con Lei di Spike Jonze una profonda riflessione sulla natura della coscienza e sull’intimità nell’era dell’intelligenza artificiale. Come dichiarato dallo stesso regista in un’intervista, il suo obiettivo era creare un “thriller empatico”, un film di suspense in cui la posta in gioco non è la vita o la morte, ma la sopravvivenza stessa della nostra capacità di provare empatia.
La grandezza di The Truth on Sendai City risiede nella sua capacità di essere un film profondamente intellettuale ma anche visceralmente commovente. La lotta dell’artista per ritrovare l’ispirazione, il dilemma morale del tecnico che scopre la verità, la malinconia dell’anziana donna che custodisce i ricordi di un mondo più imperfetto ma più vivo: sono storie che parlano direttamente al nostro presente. Il film ci pone una domanda fondamentale: nella nostra giusta e comprensibile ricerca di una vita più sicura, più sana e più felice, qual è il prezzo che siamo disposti a pagare? Fino a che punto siamo disposti a delegare la nostra umanità, con tutte le sue contraddizioni e i suoi dolori, a un sistema che ci promette la pace in cambio della nostra anima?
Bolognesi non offre una risposta facile. Il finale è ambiguo, agrodolce, e lascia lo spettatore a meditare. È un’opera che, con la sua bellezza glaciale e la sua intelligenza silenziosa, è pronta a guadagnarsi un posto nel Canone non solo come capolavoro di fantascienza, ma come un documento essenziale sul nostro tempo, un monito su un futuro che, forse, è già cominciato.
Scheda Film
Voto:
Regista: Marco Bolognesi
Cast: Francesco Drudi, Giorgia Fabiani, Marta Marino, Filippo Montorsi, Gabriele Pezzi, Bruce Sterling
Sceneggiatura: Marco Bolognesi, Christian Poli
Data di uscita: 03 Nov 2024
Titolo originale: The Truth on Sendai City
Paese di produzione: Italy
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