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Recensione a cura di

Scheda Film

François Truffaut ancora una volta come un coltello nel burro affonda il suo sguardo nei sentimenti umani offrendoli scarnificati al pubblico ludibrio. In questa storia tratta dal romanzo omonimo di Henri-Pierre Roché due uomini si innamorano della stessa donna, ma è banale destino che questa donna scelga uno dei due. Dopo la guerra e l’occupazione nazista di Parigi i protagonisti si ritroveranno, tuttavia qualcosa sarà cambiato nell’equilibrio sentimentale che aveva cristallizzato le loro esistenze. Un grande film che ancora oggi emoziona e coinvolge con una sceneggiatura moderna e incalzante e un profilo degli amanti analitico e spietato. Ciò che inquieta e intriga non è tanto il disincanto con il quale il regista guarda la vicenda ma la fuggevole passione che pulsa febbricitante sovrintendendo il caos degli avvenimenti: un sottile filo che cuce gli eventi e che Truffaut sagacemente mette in mano allo spettatore determinandone il ruolo effimero di Demiurgo. Truffaut mette in opera una sorta di ribaltamento semantico dei ruoli che soggiaciono alla volubilità e alla fragilità dell’amore. L’uomo di Truffaut ne esce senza alcun punto di riferimento, totalmente in balia degli eventi, incapace di comunicare e di rapportarsi al mondo circostante. Un geniale sovvertimento che solo Truffaut poteva attuare.

Titolo originale: Jules et Jim

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