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Recensione a cura di

Scheda Film

John Woo nel suo periodo Hong Kong pre-Hollywood da il meglio di sè con un film in cui il dinamismo delle scene di azione (magistralmente concepite e filmate) fa da contraltare ad un intimismo psicologico che ci regala ampi squarci della mente di un gangster. Vagamente ispirato al Frank Costello di Melville (che Woo omaggia con rimandi palesi o nascosti nel tessuto narrativo) è la storia di un gangster che prova un atroce rimorso per aver accecato accidentalmente, nel corso di una missione, una cantante di night club. L’uomo cercherà di aiutare la cantante pagandole una rischiosa operazione per ridarle la vista, ma andrà incontro ad un inevitabile destino grazie al tradimento di un amico e ad un poliziotto arguto e zelante che non gli concede tregua. Interessante questo connubio tra noir e gangster movie, screziato con venature di misticismo criminale (à la Kitano per intenderci). E comunque una mitragliata di adrenalina dall’inizio alla fine non vi concederà tregua, Woo d’altronde sa come tenere desta l’attenzione dello spettatore, non per niente subito dopo questo film i grandi coccodrilli di Hollywood misero gli occhi su di lui chiamandolo a dirigere negli States. Un film che vola lasciando un intenso retrogusto di polvere da sparo e incenso.

Titolo originale: Dip huet seung hung

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